Lunedì 21 Gennaio 2019 | 16:35

LETTERE ALLA GAZZETTA

Chi non fa non sbaglia la dottrina del Malpaese

Da oltre 30 anni la necessità e l'idea di una revisione costituzionale, relativa in particolare al superamento del bicameralismo paritario, è stata all’ordine del giorno nell’agenda parlamentare.
Sul bicameralismo perfetto erano emerse posizioni diverse già durante la Costituente: De Gasperi era a favore del bicameralismo, le sinistre (comunisti, azionisti, socialisti) erano favorevoli al monocameralismo. Per Dossetti, invece, il «bicameralismo» rappresentava un «garantismo eccessivo».
Il bicameralismo perfetto è rimasto un unicum in Europa. Il suo superamento, permetterà di creare una Camera politica basata sulla dialettica tra maggioranza e minoranza, come dimostra l’esperienza delle democrazie moderne più avanzate (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Usa).
Dal testo della riforma si evince che rimangono inviolati i princìpi e i diritti fondamentali della prima parte della Costituzione; ad essere riformata è invece l’ingegneria costituzionale della seconda parte. Si tratta di una parte tutt’altro che neutra, che però va considerata come un’esigenza vitale per un valido funzionamento, specie nell'attuale fase storica, del sistema democratico italiano.
Nel nuovo assetto, Camera e Senato avranno poteri diversi. La Camera voterà la fiducia al Governo e le leggi ordinarie, mentre il nuovo Senato, composto da 74 consiglieri regionali (non più di quattro per Regione), 21 sindaci (su circa ottomila) e 5 componenti nominati dal Presidente della Repubblica, rappresenterà le istituzioni territoriali e concorrerà all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e l’Unione Europea (Ue).
Le materie concorrenti tra Stato e Regioni che in questi anni hanno contribuito a bloccare il lavoro della Corte Costituzionale, chiamata a dirimere i conflitti tra Stato e Regioni, sono state restituite allo Stato secondo quanto la Corte ha stabilito in questi ultimi anni.
Com’è noto, la legge costituzionale approvata dal Parlamento dopo due anni e quattro giorni, sei letture e 173 sedute, sarà sottoposta al voto del referendum confermativo. Non si tratta di un voto favorevole o contrario al Governo, anche se a livello politico il voto avrà conseguenze sul Governo.
Tutto il bailamme, tutta la caciara, il caos, che è stato sollevato, legittimamente, dalle opposizioni e da una parte del partito di maggioranza (cosiddetta minoranza dem), attiene poco al merito della riforma.
Occorre abbandonare i "toni aggressivi e divisivi", altrimenti vi è il rischio che il referendum diventi "una corrida". Ciò non è sicuramente un bene e si tradurrebbe, ancora una volta, in un NO ad una legge di riforma costituzionale. Il testo, al di là del voto finale, non ha una stretta connotazione politico-partitica, ma, a seguito dei numerosi emendamenti che ha recepito, è il compromesso possibile di elaborazioni politiche diverse.
Comunque, pur se è una riforma malfatta, costituisce una svolta e chi l’attacca da atto di un ulteriore fallimento perché in questi quattro decenni non si è riusciti a costruire nulla di positivo dal punto di vista della modernizzazione del sistema. Tutto rimarrebbe come ora….!!!!
Il detto "CHI NON FA NON SBAGLIA" è la matrice primaria della diffusione a macchia d'olio di nullafacenti, invidiosi e mai contenti.
La gente preferisce NON FARE e stare a guardare, per poi criticare, avere da ridire, un modo distruttivo di guardare il lavoro degli altri senza mai fornire una prospettiva, una proposta, un’idea che il ruolo istituzionale invece gli consentirebbe di produrre.
In questa matrice si pone sia il No al referendum costituzionale, sia il No alle Olimpiadi a Roma, ma per queste mi riservo ulteriori considerazioni.

Francesco Sannicandro, Bari

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