Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 10:41

LETTERE ALLA GAZZETTA

Il cicaleccio permanente giova alla classe politica

Ricco di spunti di riflessione l'editoriale del direttore De Tomaso («Gazzetta» di domenica 18 settembre) sulla bulimia del comunicare. Ho pensato che si potrebbe parafrasare il famoso «per aspera ad astra» in un più smart «per hashtag ad astra», forse è quello che si spera segretamente: azzeccare l'hashtag giusto che faccia volare sulle ali di un cancelletto (#) la propria idea.
La comunicazione per quanto perfetta non potrà mai essere una bacchetta magica capace di trasformare il contenuto: se una caramella ha il sapore di ciliegia non sarà scrivendo sull'involucro che sa di menta che cambierà gusto.
Se il debito pubblico schizza a 2.250 miliardi non ci saranno spot o slide che potranno raccontare una storia diversa; se l'austerity che lo doveva far diminuire con manovre «lacrime e sangue» non ha funzionato, vuol dire che la ricetta era sbagliata a meno che non si debba complottisticamente pensare che si vada perseguendo un'altra direzione. Ricordate il ministro delle finanze Vittorio Grilli quando prevedeva una ripresa moderata già dal «terzo trimestre» del 2012? Quando un ministro dell'economia intravede la luce mentre il Belpaese nei fatti sprofonda nel buio più fitto, quando si sbaglia, di chi sono i cocci? Dopo l'esperienza nel governo Monti ha ricoperto un ruolo apicale nella banca d'affari americana JP Morgan.
Anche inquietante il titolo di un libro che scrisse l'ex premier Enrico Letta: «Euro sì. Morire per Maastricht». Noi italiani vorremmo vivere, se non dispiace.
«Stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale», fu la dichiarazione rilasciata alla Cnn nel 2012 dall'allora premier Monti. Lo stupito intervistatore chiese come avrebbe fatto l'Italia e superMario, così era stato enfaticamente presentato dallo speaker, rispose: con l'export.
Non ci meravigliamo poi se la domanda interna è al palo, se consumi e investimenti non ripartono, è la conseguenza fisiologica di quella visione.
Il premier Renzi senza soluzione di continuità con la cosiddetta «agenda Monti», punta sull'export e mira ai 50 miliardi.
Questi fatti si possono manipolare con una campagna comunicativa? No, certo siamo distratti e confusi proprio dal «cicaleccio permanente», dalle ondate emotive che attraversano i social, ma in fondo non fa comodo ai politici? Cinguettando, postando forse pensiamo meno al lavoro che manca, alle disuguaglianze che crescono.
La riflessione può far nascere il senso critico e questo sarebbe un bel grattacapo, meglio che le giovani generazioni inseguano Pokemon nella realtà aumentata creata da uno smartphone, il lavoro sarà presto solo un gioco virtuale o sarà nascosto in un gratta e vinci.

Margherita De Napoli, Modugno (Bari)

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