Domenica 20 Gennaio 2019 | 08:47

LETTERE ALLA GAZZETTA

Occorre una buona indicazione all’uso consapevole del web

Aveva ragione Umberto Eco quando condannava Internet accusandola di «aver dato diritto di parola agli imbecilli». Sono innumerevoli i casi di aggressione mediatica che questi imbecilli commettono ai danni di soggetti deboli infangandoli fino ad esasperarli ed a spingerli persino al suicidio. Si tratta di ragazzi e ragazze vittime del cyber bullismo, o di soggetti proiettati in nelle Rete con filmati hard che fanno il giro del web accompagnati da ingiurie, improperi e calunnie. In questi ultimi giorni è emblematico il caso di Tiziana che ha pagato con la vita la leggerezza di aver inviato a quattro «amici» un video con scene intime che la riguardavano poi spavaldamente dato costoro in pasto ai social con una esposizione che l’ha coperta di fango e di vergogna a cui non ha potuto resistere. Emblematico è anche il caso di alcune ragazze di Rimini che hanno filmato di nascosto la scena di uno stupro ai danni di una loro coetanea ubriaca e poi goliardicamente diffuso sui social scatenando la curiosità morbosa di altri imbecilli. Si tratta di due episodi sconvolgenti che sono il chiaro segno che viviamo in una società “moralmente anestetizzata”, sregolata ed indolente dove tutto è lecito non essendovi più la capacità di distinguere tra ciò che è bene e ciò che bene non è. L’importante è «apparire» sfornando protagonismo attraverso una «agorà» dove ognuno è padrone di spaziare a piacimento e spandere brutture facendo cattivo uso del proprio indisciplinato arbitrio. Purtroppo in questa agorà non c’è più riservatezza; c’è soltanto uno sfrenato delirio di apparenza. Sembra che la saggezza filosofica del «penso dunque sono» di Cartesio sia stata soppiantata oggi dalla spregevole volgarità «dell’appaio dunque sono» del web. E il problema più preoccupante è che questa mania di apparenza stia contagiando non solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Quanti genitori mettono in circolo con molta superficialità le immagini dei figli, i fatti personali, le confidenze intime ignari delle insidie che sono pronti a tramare i cosiddetti «amici virtuali»? Allora comincino i genitori e gli educatori a dare ai ragazzi il buon esempio di uso sapiente dei social praticando parsimonia e prudenza. Solo a queste condizioni potranno pretendere di insegnare ai più giovani a saper discernere i messaggi, a decifrarli, a criticarli ed a rielaborarli. E’ fondamentale che gli adulti che hanno responsabilità educativa si attrezzino per guidare i ragazzi ad un uso consapevole del web cominciando dalla famiglia e finendo alla scuola. Una buona dieta mediatica deve essere fatta di coinvolgimento, di consapevolezza e di responsabilità morale. Sono questi i punti fermi che aiuteranno gli utenti del web a fare un uso corretto dei social e che porteranno a maturare la necessaria consapevolezza critica per poter discernere quanto si può mostrare nella piazza mediatica e quanto da essa si può attingere senza cedere alle imprudenze ed alle leggerezze che potrebbero causare danni irreparabili. Perché la Rete non perdona.

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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