Domenica 20 Gennaio 2019 | 08:28

LETTERE ALLA GAZZETTA

Perché io sono uno a leggere e loro sono milioni a scrivere

Dice Massimo Troisi: «Pecchè io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere». Battuta tratta dal film «Le vie del Signore sono finite».
Natalia Aspesi, giornalista di «Repubblica» si è lasciata sfuggire di non aver mai letto «A Zacinto» di Ugo Foscolo. Apriti cielo! I webeti che notoriamente sanno tutto di Foscolo e di tutti i poeti esistiti ed esistenti si sono scatenati ad offenderla.
Ha preso le sue difese, tra gli altri, lo scrittore Michele Mari che ha fatto sapere alla ignobile categoria che si può anche non aver letto Foscolo ma aver fatto ugualmente letture e studi importanti, di poeti e scrittori, proprio per l'intuizione di Massimo Troisi. Elenca lui stesso le letture e lo studio di poeti che ha trascurato pur essendo professore universitario, Leggiamo si e no il 2% di quello che è il patrimonio culturale universale.
Più che scandalizzarmi, ma anche a me come a Michele Mari piace di Foscolo più quel «forse perché della fatal quiete tu sei l'immago a me si cara vieni o sera», che ricordo dopo decenni di lettura scolastica, sono consapevole che conoscere - come dichiara Natalia Aspesi - la poetessa Szymborska è altrettanto importante. Vero! Ho imparato a conoscerla leggendo quella alcuni considerano una delle più belle poesie mai scritte:
«La fine e l'inizio dopo ogni guerra c'è chi deve ripulire in fondo un po' d'ordine da solo non si fa.
C'è chi deve spingere le macerie ai bordi delle strade per far passare i carri ripieni di di cadaveri...».
Ma anche nello scovare le cose da leggere, se non si sono sudiate a scuola, qualche trucco non guasta. Ad alcuni professori di lettere ho chiesto se avessero letto Proust. «Alla ricerca del tempo perduto». Non molti lo hanno fatto, hanno letto questo colosso della letteratura mondiale. Li vogliamo condannare? Nemmeno io l'ho letto, ma lo posseggo e prima o poi in un mesetto di lettura ce la farò.
Ricorrendo ad un trucchetto: un ufficiale dell'esercito polacco Jozef Czapski fatto prigioniero dai tedeschi scrisse facendo appello alla sua memoria delle conferenze su Proust legate a tutto quello che ricordava. In un campo di concentramento. È un incentivo possente: se lui in quelle condizioni pensava a Proust, perché non dovremmo farlo noi nelle nostre comode poltrone?

Mimmo D'Aloia, Bari

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