Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 00:24

LETTERE ALLA GAZZETTA

Bisogna ridurre il peso della politica nelle istituzioni centrali e periferiche

Da trent’anni si prova a riscrivere la seconda parte della Costituzione e da trent’anni i tentativi sono falliti perché si sono sempre sovrapposte le questioni politiche. Le riforme costituzionali andrebbero tenute distinte e distanti dalla politica contingente del governo, non possono essere contese tra maggioranza e oppisizione. Quindi entrando nel merito, l’aspetto più importante della riforma è che si supera il bicameralismo paritario, un unicum negli ordinamenti costituzionali, e la relazione fiduciaria viene riportata tra Governo e camera dei deputati che sarebbe la sola a dare o revocare la fiducia. Questo dovrebbe, lo si vedrà alla prova dei fatti, rendere più efficiente il sistema istituzionale e politico. Se vince il si, si supererebbe il meccanismo della navetta delle leggi tra camera e senato che ha fin qui generato molti ritardi e sovrapposizioni. Con la riforma il Senato diventerebbe un organo in cui sono rappresentati gli interessi dei terrtori e ci si allinea agli altri Paesi con due Camere dove una rappresenterà l’elettorato tutto, l’altra le istanze locali. Il Senato vede i Sindaci ( 21) accanto ai rappresentanti delle Regioni. L’altro aspetto da sottolineare è che diminuirebbero i costi della politica: cala il numero dei senatori da 315 a 100 e sparisce il Cnel ( il consiglio nazionale per l’economia e lavoro). E’ bene che, a mio avviso, gli italiani capiscano che la scrittura del bicameraliamo ha anche il senso di mettere l’Italia al passo con l’unione europea che esige decisioni più rapide ed efficienti, cosa che ancor oggi non avviene subendo critiche dalla UE. Molte competenze ritornerebbero dalle Regioni allo Stato perché è stato dimostrato che le Regioni non hanno dato grande prova di sé. La ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, riscritta nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione, ha portato ad un contenzioso perenne tra Stato e Regioni davanti alla Corte Costituzionale, infatti ha creato ricorsi infiniti dal 2001 ad oggi. Se vince il Si ci sarà la limitazione dell’uso dei decreti legge di cui si è abusato con la giustificazione della necessità e l’urgenza utilizzando la cosi detta corsia preferenziale. Infine è importante anche che gli elettori abbiano le idee chiare sul voto che servirà solo per la revisione costituzionale e non per la legge elettorale su cui si può intervenire con legge ordinaria. Da tener presente anche che se passa il Si, le centinaia di milioni di euro risparmiati, se le promesse verranno mantenute, se ben utilizzati, potrebbero dare una boccata di ossigeno alla riforma delle pensioni minime al di sotto di 1500 euro.

Giovanni Spaventa, Castellaneta (Ta)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400