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LETTERE ALLA GAZZETTA

Mare, la scelta di scoprirsi è dettata solo dalle mode

Nelle cronache della calda estate ha tenuto banco a lungo un argomento tutto sommato futile, il burkini, che invece è diventato spunto per complesse quanto esagerate dispute filosofico-religiose. Come si sa tutto è iniziato in Francia dove il goffo abito balneare delle mussulmane è stato giudicato incompatibile con i propri valori di libertà e segno tangibile di asservimento della donna all’uomo. Ma può il modo di vestire essere un simbolo, di oppressione l’ingombrante burkini e di liberazione un succinto bikini?
E’ stato detto che sarebbe la religione islamica a volere che il corpo femminile sia da nascondere alla vista. Ma la religione cattolica non è da meno. Basti pensare alla lunga mortificazione della donna, fino a non molto tempo fa ritenuta addirittura incarnazione di Satana. Vito Mancuso ci ricorda, citando san Paolo, che anche il cristianesimo impone il dominio maschile e la sottomissione femminile. Un insegnamento per fortuna oggi disatteso, segno che il dettame biblico va anche in questo caso attualizzato al momento storico.
Sbagliato comunque farne un problema politico o religioso, dato che riguarda piuttosto aspetti sociali e individuali. Non dimentichiamo che sino alla fine degli anni sessanta anche nel nostro Paese si gridava già allo scandalo solo per qualche centimetro in più di pelle messo in mostra. Poi venne il vento del sessantotto che spazzò via tutto il proibito. Il progressivo denudarsi è andato di pari passo con l’emancipazione della condizione femminile, di cui era il segno più evidente ma se vogliamo anche il più fasullo.
Perché occorre chiedersi se anche la scelta di scoprirsi sia davvero libera o piuttosto condizionata dalle mode, molto spesso congegnate dagli uomini, e soprattutto mossa dall’anelito di seduttività, vecchio quanto il mondo, altra costrizione imposta dai ruoli. Però, dopo qualche protesta iniziale, il nudo, gradualmente ma inesorabilmente, ha preso sempre più piede sino ad arrivare all’integralità, ormai ovunque tollerato, dato che ci si è abituati e nessuno ci fa più caso, salvo qualche sporadico risveglio di benpensanti retrivi.
Ma è assurdo arroccarsi a difesa di valori laici, occidentali e democratici, soprattutto se in antitesi con quelli di altre culture, condivisibili o meno, ad ogni buon conto meritevoli di rispetto. Tra l’altro non sapremo mai se si tratta di una libera scelta o di un’imposizione. Anzi per molte donne è addirittura uno strumento di libertà, perché consente una socialità altrimenti inimmaginabile. Importante è che tale libertà non faccia male, non provochi danni a qualcuno, e che ognuno da un lato e dall’altro si senta a proprio agio.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (BA)

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