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LETTERE ALLA GAZZETTA

Tutti i miei dubbi sul «fascicolo di fabbricato»

I terremoti nell'Italia centromeridionale continuano a flagellare le città grandi e piccole. Per non andare troppo indietro nel tempo ricordiamo quelli devastanti in Irpinia nel novembre del 1980, a San Giuliano di Puglia nel Molise del 2002, l'ultimo dell'Aquila nell'aprile del 2009 e quello ancora più distruttivo della settimana scorsa di Amatrice e dintorni dell'Alto Lazio. Le centinaia di scosse telluriche che si sono susseguite per diversi giorni in quest'ultima località hanno fatto ricordare a politici e amministratori pubblici la solita solfa sulla necessità di istituire subito il cosiddetto «fascicolo di fabbricato». Solo promesse di fare una legge a livello nazionale o di modificare le norme tecniche dei piani urbanistici e nulla più. Oggi si sente nuovamente che bisogna fare presto una legge ad hoc per dotare tutti i fabbricati della Penisola del suddetto fascicolo, poi soggetto al controllo degli organi tecnici comunali, e che dovrebbe entrare a far parte delle scartoffie di ogni amministrazione condominiale.
Ma nessuno dice se e come e chi ne risponderà civilmente o penalmente e finanziariamente se le nuove norme in esse contenute non venissero rispettate e, ancora peggio, se nella disgraziata ipotesi lo stabile dovesse crollare a causa di una calamità naturale, chi dovrà intervenire per prima a rimettere le «cose» a posto.
Sappiamo che i coraggiosi volontari della Protezione Civile intervengono immediatamente, raccolgono morti e feriti, sistemano le tende e quant'altro e i Vigili del Fuoco mettono in sicurezza ciò che resta delle case semidistrutte. Ma dopo vanno via tutti, e le rovine restano lì per anni e anni. Inutile fare esempi. Tutt'al più i fascicoli di fabbricato potrebbero servire alle nuove costruzioni. Ma a cosa servirebbe un «taccuino» del genere alle migliaia di case singole costruite sulle colline con tufi, pietre, calcina e calcestruzzo non a norma, che sono quelle che più facilmente vanno giù in caso di terremoto?
Non sarebbe più logico che lo Stato e le Regioni intervenissero tecnicamente e finanziariamente nel consolidamento preventivo delle costruzioni più esposte alla possibilità che le faglie sottostanti (i sismografi lo sanno dove sono) potrebbere «muoversi» senza preavviso?

Franco Muolo, Monopoli (Bari)

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