Lunedì 21 Gennaio 2019 | 04:52

LETTERE ALLA GAZZETTA

Bisogna prima garantire il lavoro degli italiani

Io sono l’ultimo di otto figli e sono stato messo al mondo per una legge che esentava da tasse le famiglie prolifere emanata da Mussolini che, escludendo le sue mire guerrafondaie, qualcosa di buono l’ha fatto, si pensi alle fontane e ai vespasiani pubblici che ora stanno sparendo. Oggi paradossalmente, gli uffici pubblici e le poste italiane e le poste italiane sono sforniti di bagni pubblici, ma una qualsiasi attività privata deve avere un bagno con utenti attrezzato per disabili.
Veniamo ai nostro politici, a me ricordano i venditori di piatti di porcellana nelle fiere che per dimostrare l’alta qualità li sbattevano su una cassa di compensato. Fanno passerella in tutti i talk show, quasi sempre gli stessi, capaci di incolparsi a vicenda senza concludere mai niente, lontani dai problemi della gente comune, abituati a frequentare il lusso delle «stanze dei bottoni», percepiscono vitalizi e pensioni d’oro che giustificano come diritti acquisiti con il tempo, intoccabili perché hanno servito la nazione, servendola male sarebbe giusto fargli pagare debiti e danni come succede a qualsiasi imprenditore che fa male i conti.
Vogliono e stanno cambiando la Costituzione, un testo scritto da uomini coscienziosi e vicinissimi al popolo, approvando leggi di pancia piena che giustificano le loro necessità. Stanno quasi quasi invogliando tutte le nazioni e farsi guerra per noi giustificare l’arrivo di gente sulle nostre coste, anzi, li andiamo a prendere per farli venire a protestare.
Sono più di senttant’anni che l’Europa ha capito che le guerre portano solo dolore, fame e distruzione e i nostri giovani antenati, a differenza dei tanti giovani africani presenti nel nostro paese, sono diventati partigiani per liberarsi dagli oppressori a costo della vita.
La legge sui diritti dei profughi di Dublino è stata scritta quando il numero delle guerre era basso, oggi è in guerra più della metà Africa e parte dell’Asia. Riguardo al suo dire che le spese per mantenere gli immigrati provengono da fondi europei, noi li finanziamo con monete di grosso taglio ricevendo solo spiccioli.
Sono abbastanza grande per ricordare che dopo la grande nevicata del 1956 dall’Europa del nord veniva richiesta manodopera, il giovedì pomeriggio partivano da Turi. Il mio paese, con la valigia di cartone e con un contratto di lavoro, il lunedì già cominciavano a dare il loro contributo operativo distinguendosi per volontà e capacità. Molti di loro alloggiavano in baracche di legno e non in alberghi a godersela criticando quello che gli viene offerto come pasto, che molti italiani avrebbero gradito ricevere gratuitamente.
Ho lavorato cinquant’anni come muratore artigiano sempre in prima linea con i miei dipendenti, senza mai tirarmi indietro, rientrando tutte le sere a casa sporco di fuori ma pulito dentro, oggi costo la metà di un giovane immigrato che poltrona tutto il giorno e in Italia c’è tanta disoccupazione che non può trovare integrazione nessuno prima degli italiani.

Modesto Borrelli, Conversano (Bari)

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