Giovedì 24 Gennaio 2019 | 14:21

LETTERE ALLA GAZZETTA

Chi provvede a educare alla responsabilità dell’amore?

Abbiamo davanti agli occhi episodi terribili, che pesano sulla coscienza di tutti. Alcuni tanto clamorosi da riempire le pagine dei giornali. Sara Di Pietrantonio di Roma, 22 anni, strangolata e poi arsa viva dal fidanzato. R.F. di Bologna, in attesa del primo figlio, avvelenata dal compagno perchp lui non voleva che il piccolo nascesse. Per fortuna mamma e bebé se la caveranno. Deborah Fuso, 25enne di Magnago, in provincia di Milano. Accoltellata dal fidanzato. Michela Noli, 31enne di Firenze, colpita a morte dal marito che poi si è tolto la vita. Stavano per separarsi e lui sarebbe stato spinto dalla gelosia. Solo per limitarci ai casi più clamorosi. Ma dietro a questi episodi devastanti, ci sono migliaia e migliaia di altri gesti di violenza all’interno delle coppie, più o meno pesanti, più o meno ripetuti, che si consumano tra le mura di casa e, solo nei casi più gravi, arrivano al pronto soccorso quasi sempre derubricati in incidenti domestici, cadute accidentali, lesioni casuali. E poi c’è la violenza verbale e psicologica, che non lascia ferite sul corpo, ma che apre dentro, nell’anima, solchi tanto gravi da sfociare talvolta in vere e proprie patologie. Perché il dolore interiore corrompe e fa ammalare. Lo confermano le associazioni che combattono la violenza contro le donne e gli specialisti che lavorano sul fronte della prevenzione e del recupero. Ma tutti questi episodi, quelli tanto laceranti da non poter essere nascosti o che addirittura si concludono tragicamente, e quelli invece che rimangono ignoti, hanno quasi sempre un comune denominatore: colgono di sorpresa amici, parenti, vicini di casa. “Ma come, sembrava una coppia così affiatata, così serena. Chi poteva immaginarlo?”. Invece la realtà è ben diversa. Cosa fare, come contribuire a spezzare questa catena di violenza inaccettabile? Ne abbiamo parlato tanto sui media che non vorremmo rischiare di essere ripetitivi. Al di là di tutte le analisi, più o meno convincenti, che insistono sulla crisi dell’identità maschile, sulla legittimazione ideologica alla violenza da parte di certa sotto-cultura patriarcale, sulla crescente incapacità da parte dell’uomo di accettare il lutto dell’abbandono, nessuno potrà convincerci che la radice di questo male oscuro non affondi soprattutto in un crescente vuoto educativo. Sono urgenti, anzi indispensabili, nuove parole e – soprattutto – gesti più efficaci che mettano al primo posto il rispetto della donna, la bellezza e la responsabilità delle relazioni affettive, la verità dell’amore. Il dovere di non accettare mai, da parte delle donne, parole e gesti che sembrano solo insensibilità oi mancanza di attenzione, e invece nascondono propensioni più gravi, che forse potrebbero diventare irreparabili. Dobbiamo spezzare il cerchio di una cultura negativa che vorrebbe banalizzare gli affetti, relativizzare i sentimenti, istituzionalizzare la liquidità dei rapporti. Abbiamo strumenti e conoscenze per proporre un altro modo di vivere. Dobbiamo farlo. Adesso.

Mons. Carmelo Carparelli, Fasano (Brindisi)

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