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LETTERE ALLA GAZZETTA

Gli imam devono scomunicare tutti i terroristi islamici

L’attacco perpetrato da immondi assassini dentro un tempio della cristianità deve spingere le autorità morali islamiche tutte non solo a biasimare il vile attentato contro l’essere umano, la religione tutta e Dio, ma anche a procedere a quell’atto estremo di condanna morale, religiosa e sociale che nel mondo islamico e arabo va sotto il nome di TAKFIR , massima empietà ed apostasia che provvede all’esecuzione capitale del responsabile di efferati atti contro la persona e la religione. La scomunica colpisce diritto alle coscienze, è un atto fortissimo di condanna che riguarda l’essere umano nell’immediato suo gruppo sociale, la sua famiglia di appartenenza, il suo credo, il suo essere, il suo futuro spirituale, minando alla base la speranza di tali assassini efferati di ottenere con qualsiasi atto violento l’agognato e promesso ingresso nel loro paradiso. Nella religione cristiana cattolica la scomunica, come pena canonica e atto di esclusione dalla comunità dei credenti, storicamente ha segnato la storia del vecchio continente europeo, dalla scomunica reciproca dei due papi della chiesa romana d’oriente contro quella d’occidente, la scomunica di Enrico VIII, di Elisabetta I, di Martin Lutero, del re Vittorio Emanuele I, del partito comunista in Italia nel 1949, fino ad arrivare alla scomunica di monsignor Lefebvre in Francia e di monsignor Milingo in Africa. L’atto di condanna morale ha sortito i suoi effetti poiché la storia che ha visto protagonisti scomunicati eccellenti è certamente cambiata ed ha portato ad un annullamento storico di posizioni contrarie alla dottrina e alla prassi cristiana. E’ necessario che oggi tutti gli Imam islamici prendano questa posizione estrema di condanna contro chi ordisce di commettere qualsiasi attentato contro la persona, la fede e contro Dio, qualsiasi Dio in cui essi credano, una netta posizione di condanna morale, religiosa e politica che spedisce direttamente il condannato nel suo inferno disattendendo ogni speranza di tali brutali assassini nel nome di un Dio che li pone invece direttamente all’inferno. E’ necessario che l’Europa torni a vivere le sue libertà fondamentali, la sua libertà di esercitare il diritto di vivere e di non alzare muri contro alcuna civiltà, come ha sempre fatto e dimostrato accogliendo nei suoi confini etnie e religioni di ogni sorta nel pieno rispetto delle libertà. Lo stesso Papa Francesco, quando ha ricevuto il premio Carlo Magno qualche mese nelle sedi istituzionali europee, presenti Shultz, Juncker, Tusk, Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio europeo, ha sottolineato la necessità che l’Europa, una vecchietta malaticcia che ha bisogna di trasfusioni di valori e di libertà, deve darsi un nuovo volto e seguire un nuovo corso in questa grande crisi culturale e di civiltà che la sta attraversando rischiando la disintegrazione del suo sogno europeo di unità e di pace. La nuova Europa può iniziare dalla condanna unanime e dalla scomunica solenne e universale di tali efferati atti per iniziare a lavorare su un terreno che ha sempre dato i frutti sperati quando ne è stato chiesto il contributo, il terreno della morale, della coscienza di ognuno di noi, prescindendo dal credo e dalla nazionalità dell’individuo.

Pasquale Ricciardulli, Policoro (Matera)

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