Sabato 19 Gennaio 2019 | 20:00

LETTERE ALLA GAZZETTA

Non è vero che la cultura non dà da mangiare

Il megaconcorso per l'assunzione di infermieri all'Asl Bari vede il notevole afflusso di migliaia di concorrenti laureati in scienze infermieristiche. Il concorso è a quiz e dovrebbe riguardare le materie di studio dei partecipanti. Ma ho appena ascoltato le loro interviste e sono loro a chiedere su cosa vertessero i quiz. Uno raccontava con candore di una domanda su chi ha dipinto la «Dama con l'ermellino».
Chi ci assiste in ospedale viene valutato su nozioni di storia dell'arte e non su domande sull'approccio col paziente, né si accerta se possiede spirito di abnegazione per un lavoro impegnativo. Nessun colloquio per conoscere il candidato, nessuna prova pratica (è in grado di fare un'endovena?), l'importante è che sappia di arte e di leggi - non in materia sanitaria, come affermato da un altro intervistato. E poi, ex ministro Tremonti, non dica che la cultura non dà da mangiare. Per le commissioni che assumono infermieri a Bari l'arte conta, come dice Sgarbi, sempre se Sgarbi recentemente ricoverato per problemi cardiaci avrebbe gradito essere curato da uno storico dell'arte...
Per un centinaio di posti di lavoro, la selezione sarà casuale, e si spera, senza intromissioni del potente di turno. Ma con domande disparate che spaziano sullo scibile umano. Non fai selezione, induci il concorrente a ricorrere a sotterfugi non potendo essere un novello Pico della Mirandola.
In realtà si assume poco e quando accade c'è confusione e nessun sistema di selezione può reggere. Basterebbe assumere secondo un criterio di ricambio in base al personale che va in quiescenza. Questo blocco delle assunzioni veniva giustificato con la mancanza di fondi, tranne poi trovarli (e tanti) per costruire reparti vuoti e mai entrati in esercizio.

Leonardo Damiani, Bari

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