Martedì 22 Gennaio 2019 | 20:02

LETTERE ALLA GAZZETTA

La «stazione» e il treno che non parte

Un vecchio ed immancabilmente bellissimo, film di Sergio Rubini da Grumo Appula si intitolava "La stazione". C'erano anche Margherita Buy ed Ennio Fantassthini oltre all'ottimo Sergio. Lui è un capostazione di una stazioncina sperduta nel verde come solo la campagna pugliese sa esserlo (fiero di essere pugliese). In un turno notturno e piovosissimo il buon Sergio si precipita fuori nel buio pieno di pioggia per azionare una leva che avrebbe dovuto mettere in funzione uno scambio di binario per il treno in arrivo. Siccome l'uomo propone e Dio dispone la leva si inceppa ed il trenino procede dritto e fisso. La bella Margherita, preoccupata chiede «Ed ora che succede?». «Niente!» risponde l'ottimo Sergio, «Nell'altra stazione se non ricevono la telefonata il treno non parte!». Sono alcuni giorni che quella frase, pronunziata con tranquilla sicurezza, mi rimbomba nella mente. Il treno non parte vuol dire 23 persone ancora vive, 23 di cui tre settentrionali ed una francese di origine italiana alla faccia del razzismo,in puro stile neo/nazista, di chi scrive certi messaggi deliranti in rete. Ha ragione il vostri/nostro Pillinini: il dolore non si rimuove.

Gabriele Pirè, Bari

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400