Sabato 19 Gennaio 2019 | 10:05

LETTERE ALLA GAZZETTA

Il ricordo del grande Cesare Maldini

Neanche il tempo di salutare Cruijff e il destino strappa al calcio un’altra delle sue bandiere amate: Cesare Maldini, Cesarone per gli amici, milanese e milanista d’adozione, triestino d’origine.
Serio dentro, schivo nei sentimenti, come lo sono gli italiani nati attorno quella frontiera: non per niente era stimato ricambiato da Nereo Rocco (allenato da lui, Cesare aveva alzato da capitano nel 1963 la prima Coppa dei campioni della storia italiana). Dell’amico friulano Enzo Bearzot era stato secondo nel 1982, e poi erede (eliminato ai rigori dai francesi nel 1998 dopo tre titoli Europei con l’Under 21). Erano gli anni Ottanta quando Cesare si scoprì “il padre di Paolo”, il quarto dei suoi sei figli: di certo s’aspettava che sarebbe accaduto, esperto di calcio com’era.
Era Ct dell’Italia maggiore quando la sua fama, già grandissima, sconfinò oltre le righe del campo, grazie alla caricatura bonaria che ne fece Teo Teocoli con il celeberrimo “Vai, vai, vai Paolinoo”, uno scherzo che ebbe il merito di renderlo simpatico pure a chi di calcio non sapeva nulla.

Lorenzo Grande, Polignano a Mare (Bari)

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