Lunedì 21 Gennaio 2019 | 09:15

LETTERE ALLA GAZZETTA

Reddito minimo per i poveri i vantaggi più degli svantaggi

Si sostiene che non ci sia la copertura finanziaria per un reddito minimo per garantire almeno la sopravvivenza delle persone più in difficoltà.
Credo però che si possa fare un ulteriore sforzo per ricercare questi fondi.
Ad esempio si potrebbero destinare gli 80 euro prioritariamente a chi è in stato di povertà e non viceversa.
Si potrebbe, inoltre, tentare di ridurre ulteriormente soprattutto le spese di esercizio della pubblica amministrazione, cercando di destinare una parte delle risorse alle persone più in difficoltà, obbligandoli magari a lavori socialmente utili. D’altra parte l'analisi solo dei bilanci 2014 delle regioni in Italia, pubblicati di recente dall'Istat, fa emergere che i costi di esercizio sono assorbiti in gran parte da ASL spesso inefficienti. Inoltre le Regioni permettono di tenere anche in vita strutture regionalizzate, provincializzate o municipalizzate a volte di dubbia utilità ed efficienza e spendono notevoli risorse per servizi per organi istituzionali, per personale e per collaborazioni/consulenze, senza riuscire a fornire a volte servizi efficienti e ad effettuare investimenti. Ciò fa pensare che una riorganizzazione e ristrutturazione della spesa pubblica sia possibile e doverosa non solo nelle regioni, ma in tutta la pubblica amministrazione centrale e periferica.
Inoltre almeno una quota maggiore di grandi fondi per investimenti gestiti da strutture pubbliche, spesso non in grado nemmeno di spenderli, potrebbe probabilmente essere destinata direttamente, in base a criteri oggettivi e non discrezionali, ai cittadini più in difficoltà, anche per la loro riqualificazione o per lavori di utilità sociale.
E’ certo però che non potrà reggere a lungo un sistema democratico iniquo, dove convivono varie caste di privilegiati che godono già di un reddito garantito a vita o di stipendi/pensioni d'oro e cittadini senza alcuna protezione, che non riescono ad entrare o sono espulsi dal mercato privato del lavoro e che a volte sono costretti a rinunciare persino a curarsi.
Ciò d'altra parte comporta per lo Stato maggiori spese per contrastare la devianza sociale, le varie mafie, le malattie, ecc.
Andrebbero pertanto calcolati i benefici netti dell’introduzione di un eventuale reddito minimo o in ogni caso di un sistema sociale più equo, inserendo nel calcolo costi/benefici anche l'enorme valore di molte vite umane che si potrebbero salvare.

Vincenzo Gallo, Bari

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