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LETTERE ALLA GAZZETTA

Maestre violente in classe più coordinamento pedagogico

Il fenomeno delle aggressioni verbali, fisiche e psicologiche, da parte di alcune maestre, nei confronti dei piccoli, è in continuo e costante aumento da Nord a Sud. Sconcertanti episodi di maltrattamenti turbano quasi quotidianamente le nostre coscienze, deturpano la scuola e offuscano l’operato cosciente e responsabile di tanti educatori ed educatrici.
Pur senza alcuna intenzione di giustificare e senza alcuna pretesa di dare una esaustiva risposta al problema, si può rilevare che la capacità di operare autonomamente in rapporto alle caratteristiche e alle esigenze dell’ educazione infantile, favorisce la collaborazione delle educatrici, il coordinamento del loro lavoro, costituisce una guida capace di promuovere ed orientare serenamente il compito educativo di ciascuno.
In linea generale, il coordinamento pedagogico dell’educazione infantile si profila come un sostegno strutturale e funzionale necessario, non soltanto per affrancare da determinati abusi tutte le attività didattiche, ma, soprattutto, per la corretta funzionalità e, al limite, per la stessa efficacia di questo importante segmento educativo e formativo. In questo senso parlare di autonomia gestionale e professionale della scuola dell’infanzia, significa dar ragione alla lungimirante e profetica intuizione pedagogica di una vecchia legge (la legge 444/1968), ingiustamente relegata nell’ambito della «patologia istituzionale», sì da richiedere accantonamenti liberatori; ma anche porsi in una relazione di aiuto nei confronti dei bambini e delle loro famiglie, delle stesse educatrici non sempre valorizzate nella nostra società e, spesso, abbandonate a se stesse.
Pertanto, tra le tante figure non sempre utili ed a volte marginali presenti nella scuola (non ultima quella del comitato di valutazione per il merito previsto dalle legge 107/15, che sta già creando non pochi problemi), non è anacronistico o fuori luogo ribadire che il coordinamento pedagogico dell’educazione infantile è condizione essenziale per una scuola che vuol essere viva e qualificata, per una scuola che vuole veramente promuovere la gioia di vivere, crescere, apprendere. Solo in questo modo sarà possibile monitorare costantemente il clima educativo all’interno delle varie sezioni, operare con professionalità secondo linee di piena responsabilità dell’attività educativa.
La scuola dell’infanzia, più di ogni altra scuola, ha bisogno di consolidare un preciso stile di lavoro coordinato per la precarietà relazionale e le interferenze educative che si determinano fra le sezioni; senza poi dire dell’opportunità di una figura costante che sia competente in materia di consulenza tecnica in ordine alla verifica metodologica, all’organizzazione e alle proposte di aggiornamento culturale e professionale delle educatrici.


Fernando Mazzeo, Pedagogista - Docente scuola secondaria di primo grado, Guagnano (Le)

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