Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 10:13

LETTERE ALLA GAZZETTA

Tutti impazziti nella scuola? Qualcuno faccia prevenzione e controlli

Non c’è cronaca giornaliera che non parli di maestre violente, maestre arrestate, spie posizionate (nottetempo?) dalle forze dell’ordine che per fortuna intervengono (loro sì) al momento giusto per scongiurare il perpetuarsi di umiliazioni, vessazioni, se non schiaffi e percosse a teneri bimbi.
Strano a dirsi ma certi strumenti d’intercettazione mi riportano a 007, che comunque combatteva non le maestre ma la grande criminalità internazionale. Oggi Taranto, ieri Venezia, domani chissà dove. Ma il dubbio davvero sconcertante che mi arrovella è: possibile che si debba arrivare direttamente agli arresti (domiciliari o carcerari in base alle gravità)? Possibile che non ci siano fasi intermedie di intervento per rimediare nel migliore dei modi (ovviamente per i bambini) agli eventi?
Nelle classi elementari i moduli sono composti da tre - dico tre - docenti: ma gli altri due che facevano quando Erode al femminile consumava certi misfatti? Forse non hanno visto, sentito proprio niente, si saranno forse girate dall’altra parte quando gli scolaretti avranno riferito di certi abusi (i bambini lo fanno!) subiti dalla loro collega modulare? E certi megadirettori galattico/didattici in queste questioni che ruolo hanno? Forse che loro vivono perennemente nell’Empireo fantozziano? In quell’ambiente nitido, ovattato, afono, freddo ma rigorosamente ordinato. Non mi toccate, non mi chiamate, io vi vedo ma non ci sono?
E difficile darsi spiegazioni! Anch’io nella mia vita lavorativa ho diretto strutture private ed ero pienamente consapevole che quella “mission” comportava più oneri che onori, anzi forse solo i primi. E c’erano anche lì ovviamente, come dappertutto, momenti di attrito, discussioni, diatribe animate e rumorose tra collaboratori delle stesse unità o tra loro e l’utenza: il mio ruolo era quello di sedarle, appurando la verità dei fatti ed eventualmente (poche volte è accaduto) minacciare trasferimenti. E così facevo nei confronti della clientela che chiedeva spiegazioni e alla quale prestavo ascolto, rabbonendola quando era necessario. Il mio primo compito mattutino, prima ancora di quello commerciale, era quello di verificare lo stato di salute della “squadra”. Altrimenti a che serve una figura di Direttore messa lì da qualcuno?
Non posso entrare nel merito di un lavoro che non conosco, ma credo che se certi personaggi (né ho conosciuti però di eccellenti) si muovessero nei tempi giusti si sarebbero risparmiati ai nostri piccoli concittadini senza voce certi stress psichici e fisici, con buona pace di tutti, docenti compresi, e senza clamori o fedine penali macchiate dopo decenni di onorata carriera.


Sergio D’Addato, Bisceglie (BAT)

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