Martedì 22 Gennaio 2019 | 20:08

LETTERE ALLA GAZZETTA

Chi ruba cibo per necessità non va condannato, anche se recidivo

Rubare per necessità non è più reato. Una provocazione in questi tempi di profonda crisi economica ? Tutt’altro. A stabilire tale principio è niente poco di meno che la Suprema Corte di Cassazione che con una recentissima sentenza, appena pubblicata, ha di fatto «depenalizzato» il furto di alimenti di modico valore (in tal senso Cass. pen., V sezione, 18248/2016).
Ma veniamo alla vicenda sottoposta al vaglio degli ermellini del Palazzaccio: nel caso di specie l’imputato, un cittadino extracomunitario, senza casa e senza lavoro, si era appropriato di generi alimentari, del valore di 4 euro, trafugandoli dallo scaffale di un supermarket e infilandoli nella tasca.
Il cittadino straniero si era presentato alla cassa di un supermercato presentando solo un pacco di grissini, ma nella giacca aveva nascosto due porzioni di formaggio e una confezione di wurstel, notati da un altro cliente.
In tale circostanza - afferma la Cassazione - non scatta la condanna penale per chi venga colto a rubare per necessità, anche se il reo è recidivo e ha già commesso il fatto più volte: opera infatti la cosiddetta «causa di giustificazione» prevista dal codice penale. In particolare, la legge stabilisce che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile». In ogni caso, è necessario che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Mentre nel caso di legittima difesa si reagisce contro un aggressore che minaccia di offendere un nostro diritto, nell’ipotesi dello stato di necessità si agisce per sottrarsi al pericolo di un danno grave alla persona. In tal caso, poi, l’azione difensiva non ricade sull’aggressore, ma su un terzo estraneo (nel nostro caso, il proprietario del supermercato che subisce il furto).
Ebbene, secondo la Cassazione, un furto scaturito per far fronte ad un’immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità, non configura un reato. Resta sempre la possibilità, in via civilistica, di ottenere indietro la cosa rubata o il risarcimento del danno (circostanza, tuttavia, che, per oggetti di scarso valore diventa più teorica che effettiva).
Sul medesimo argomento, comunque, già nel 2008 erano intervenute le Sezioni Unite della stessa Cassazione a ribadire lo stesso principio: chi ruba per necessità dei generi alimentari non può essere condannato!

Eugenio Gargiulo, Foggia

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