Giovedì 17 Gennaio 2019 | 02:10

LETTERE ALLA GAZZETTA

L’Italia, una nazione senza regole del gioco

Dopo la trasmissione Report sui gettoni d'oro che la Rai elargisce ai vincitori dei quiz, che sembrano avere valore minore di quello certificato dalla Zecca, un altro «tabù» sembra crollare, quello dei giochi a premi che dovrebbero risollevare le sorti economiche di famiglie di un Paese in crisi. La concorrente che denunciava il fatto, affermava che a fronte della vincita di centomila euro le era stato corrisposto molto meno oro. Ed oggi, stasera, avanti con i quiz che elargiranno altri gettoni in premio, come se non fosse successo nulla, nel silenzio più assordante di mamma Rai. Complimenti alla Gabanelli per il suo coraggio, per la sua indipendenza e per la sua libertà come giornalista, sentimenti che non animano i portavoce dei Tg della Rai pubblica.
Ora chiedo a coloro che ne sanno più di me: non si tratta di reiterare un reato, visto che i quiz per loro stessa natura sono fatti perchè poi riconoscono premi ai vincitori e nel caso Rai sembra che i gettoni d'oro valgano meno rispetto alla scritta stampigliata sulla placca? Non dovrebbe intervenire la magistratura per bloccare la reiterazione di un eventuale reato? Certo la Rai è stata danneggiata ma, forse, è stata incauta in un acquisto di oro dal valore non corrispondente a ciò che è certificato.
La moneta, l'oro che è garantito dallo Stato, vede un patto tra cittadini ed esso vacillare, venendo meno la fiducia verso chi conia l'oggetto in oro o l'acquista da una Banca Etruria piccola ed ora oggetto di indagini, che interessa, come qualcuno sostiene, alte sfere politiche. Ed anche la Rai non ne esce bene: gli stessi quiz che attirano investitori pubblicitari, già in passato chiacchierati, subiscono un duro colpo alla loro credibilità.
Piccoli episodi forse che si accomunano ai grandi scandali di una Nazione dove nulla è più certo, dove le regole del gioco, in questo caso non in senso figurato, sono state offuscate, sono soggetti a cambiamenti non ammessi, e questa volta anche in senso figurato, che il cittadino più attento non tollera. E viene in mente la riforma del Senato che diviene un dopolavoro dei consiglieri regionali dove il gioco democratico voluto dai padri costituenti aveva un ruolo di controllo sulla Camera onde migliorare le leggi.
Si parla di Resistenza e dei suoi valori ma chi morì per l'Italia, sognava una Nazione più giusta, più onesta e non collusa anche nei suoi gangli vitali col malaffare. Oggi ad uno storico in tv è stato chiesto: ma la Resistenza ha lasciato in eredità ai posteri i suoi valori? E lo storico ha citato gli anni che vanno sino al ‘48, qualche anno del ‘50, epoca degasperiana, alcuni anni ‘70, poi il buio fitto, insomma la Resistenza tradita. Forse il mio è stato un volo pindarico che parte dai quiz e giunge al patto fondativo della Repubbica, ma spero di animare qualche reazione alla celebrazione stantia ed ipocrita della Resistenza madre nobile di una Repubblica attuale che ha tradito i suoi padri.

Leonardo Damiani, Bari

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