Giovedì 23 Maggio 2019 | 10:44

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LETTERE ALLA GAZZETTA

Puglia, si fa presto a dire «Chiudiamo gli ospedali»

Il governatore Michele Emiliano ha detto chiaro e tondo che per rimediare ai disastri economici della sanità pugliese chiuderà un certo numero di ospedali, anche a costo di dover fronteggiare una rivolta pubblica. Eppure ci sono altre strade da percorrere senza dover chiudere gli ospedali e, una di queste, è la lotta agli sprechi. Con la riforma della sanità del 1995 tutti gli ospedali sono stati trasformati in aziende sanitaria e, pertanto, i vecchi reparti, ambulatori e laboratori sono diventati dei Centri di Costo, ciascuno con un proprio budget, bilancio, etc.. E allora non si capisce perché il Policlinico di Bari, ad esempio, non si limiti ad esercitare il suo compito di Azienda Sanitaria occupandosi solamente dei ricoveri, soprattutto quelli in alta specializzazione, lasciando sul territorio tutta l’attività ambulatoriale. Quest’ultima infatti per una Azienda Sanitaria, dati gli elevati costi generali rappresentano una voce in perdita. Gli ambulatori generali e specialistici e i laboratori di analisi e radiologici presenti nel Policlinico di Bari – ma questo andrebbe fatto per tutti i grandi Ospedali pugliesi - potrebbero essere in parte trasferiti e dislocati sul territorio, lasciando all’interno di tali Aziende Sanitarie solo i gabinetti radiologici e i laboratori di analisi necessari per gli esami da eseguire ai ricoverati e alle urgenze ed emergenze. Tanto per fare un esempio che credo possa spiegare meglio la faccenda la cosa funzionerebbe così: supponiamo che un paziente deve fare un intervento chirurgico all’orecchio. Si ricovera, si fa l’intervento, viene dimesso, e le visite successive all’intervento non le andrebbe a fare in ospedale, ma in un ambulatorio otorinolaringoiatrico dislocato sul territorio, magari proprio vicino a casa sua con medici e infermieri professionali, assunti con contratti a tempo determinato e poi indeterminato. Una vera e propria concorrenza pubblica al privato, efficace e liberale rimedio contro la sanità privata che sta avanzando a passi da gigante, facendole occupare gli spazi della sanità pubblica, e depauperando lo stesso accesso ai servizi sanitari di tanti cittadini che non si curano più sia per le lunghe lista d’attesa, sia perché non hanno soldi per accedere all’attività intramoenia a pagamento, altro bubbone della sanità pubblica da estirpare.


Felice Alloggio, Bari

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