Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 00:41

LETTERE ALLA GAZZETTA

Non gli rimane che il viaggio a Wall Street

In Italia grida contro le diverse lobby, giungendo finanche a presentare continue mozioni di sfiducia, che anziché indebolire Renzi lo rafforzano sempre di più. Dal momento che qualcuno gli ha sussurrato che potrebbe essere prossimo candidato premier, allora decide di farsi conoscere da una delle più potenti lobby del mondo, cioè quella della finanza. Anche lui si reca a farsi conoscere e farsi sottomettere da tale lobby.
Un viaggio del genere è necessario per un banchiere italiano che presenta un piano industriale per la sua banca, per accreditarsi nei confronti di investitori istituzionali. È comprensibile per un industriale che va alla ricerca di nuovi capitali per la sua impresa e relativo piano di sviluppo o ampliamento.
Diventa una pura gita e conseguente dichiarazione di subordinazione per un politico che va a rappresentare un Paese dove dominano corruzione, evasione, disoccupazione, mafia e continue polemiche.
Di Maio si è già omologato come soggetto senza una idea di futuro e quindi di Paese. Anche lui cede alla pericolosa lobby della finanza la sovranità del nostro Paese. Gli manca il viaggio a Wall street per completare la gita.


Gianvito Caldararo, Mottola (TA)

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