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LETTERE ALLA GAZZETTA

Un sorpasso stradale azzardato è un peccato da confessare

Le notizie di cronaca di questi ultimi mesi, in materia di sinistrosità stradale, sono quanto mai agghiaccianti e provocano, nell’intimo di ciascuno di noi, un forte senso di sconforto e di rabbia; spesso ci chiediamo «ma cosa sta accadendo, abbiamo proprio toccato il fondo?».
Personalmente, al riguardo, non ho difficoltà a percorrere un cammino di memoria” di quasi un secolo di avvenimenti significativi. Giugno 1930: la Conferenza del Traffico pone il tema “Educazione dell’utente alla strada”. Anno 1946: l’Aci propone al ministro della Pubblica Istruzione di introdurre nelle scuole l’insegnamento dell’educazione stradale. Il 18 Febbraio 1958 Pio XII, rivolgendosi ai quaresimalisti, pronuncia frasi lapidarie: «troppe vite umane stroncate dall’uso imprudente dei moderni veicoli. La frequenza degli incidenti mortali sulla strada ha purtroppo attenuato la sensibilità verso l’orrore, almeno oggettivo, di questo fatto: una vita recisa da un istante all’altro, senza alcun motivo». A maggio 1964 si svolge a Bari una «Settimana di educazione stradale» con un intenso programma di eventi particolarmente originali.
Nell’ultimo scorcio di secolo l’attività dell’Aci in materia di sicurezza stradale è sempre più penetrante e incisiva tanto negli ambienti scolastici ma soprattutto a livello di approfondimento rigorosamente scientifico delle tematiche. A luglio 1992 entra in vigore il nuovo Codice della strada che, all’art. 230, sancisce (finalmente) l’insegnamento obbligatorio dell’educazione stradale nelle scuole di ogni ordine grado, ma non come materia curricolare bensì «trasversale» alle discipline.
Orbene, perché rabbia e sconforto per le notizie di questi ultimi giorni? Da quanto premesso è innegabile che, in ambienti specificatamente competenti, il fenomeno della sinistrosità stradale sia stato avvertito già da oltre ottant’anni e puntigliosamente studiato e approfondito, anno dopo anno, nell’intento di sollecitare le istituzioni all’adozione dei necessari provvedimenti. Di fatto, però, tanti provvedimenti suggeriti non sono mai stati adottati oppure sono stati concretizzati con molto ritardo e spesso con modalità non aderenti alle effettive necessità. Al cospetto di un coacervo di problemi e della diversificazione di modalità di approccio agli stessi è mancato spesso il necessario coordinamento degli interventi. Sono molto frammentate le competenze e le relative responsabilità di enti e di istituzioni. Tutto questo genera confusione e sconcerto anche per la stessa opinione pubblica. Le diverse e, spesso, contrastanti interpretazioni di tante leggi non giova certamente a un serio e corretto comportamento del cittadino: è ormai assiomatico che il mancato rispetto delle regole sia una conseguenza assurda di una mancanza della certezza della pena.
Stando così la situazione si rende assolutamente necessario e urgente dare segnali precisi e determinati al cittadino. In una ormai generalizzata sensazione (per non chiamarla certezza) che ciascuno possa fare quanto gli pare e piace prevalgono gli egoismi, le prevaricazioni, il disinteresse ai legittimi diritti del prossimo; conseguenza ineluttabile e imperante un degrado sempre crescente, uno scadimento dei valori civili, etici e morali.
Abbiamo sempre fatto riferimento a un trinomio di istituzioni, peculiari alla bisogna: famiglia, chiesa, scuola. Al riguardo, quale risultato? Famiglia: tanti sono gli indicatori statistici secondo i quali le peggiori abitudini si attingono in famiglia. Chiesa: i papi hanno ammonito, fra l’altro, che «un sorpasso azzardato è peccato da confessare». Scuola: pare che proprio le carenze della famiglia creino maggiori incombenze e difficoltà per le prerogative di formazione delle nuove generazioni.


Nicola Chieco, Presidente della Commissione Traffico e Circolazione dell'Automobile Club Bari BAT

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