Venerdì 18 Gennaio 2019 | 14:17

LETTERE ALLA GAZZETTA

L’Europa, il cristianesimo e le radici dell’Unione

In questi giorni «La Gazzetta del Mezzogiorno» ci propone un confronto sulla civiltà d’Europa tra monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento e Santa Maria di Leuca, ed il consigliere regionale Fabiano Amati, di formazione cristiana e democratica. Mentre il prelato, giustamente, chiede «perché l’Europa nei suoi trattati costitutivi abbia deliberatamente messo da parte il Cristianesimo», Amati, indossando i panni del teologo e del pastore, non esita ad affermare che «tutta la civiltà occidentale si fonda sul dogma e sulla dottrina cristiana». E ciò a causa dei silenzi e timidezze di certi ministri cristiani e alle loro pavide «predicazioni omissive ed edulcorate sulle fonti della nostra civiltà». Sulle convinzioni che la civiltà occidentale si identifica col Cristianesimo e che la Chiesa ha plasmato tale civiltà occidentale. Anzi ci ha plasmati come italiani ed europei.
Alla pacatezza di Angiuli che sostiene che «un’Europa senza radici è anche un’Europa senza futuro», il consigliere, piuttosto turbato dall’odio dell’Isis che uccide e distrugge il sacro, il giusto, il bello, nella totale indifferenza, lancia la sua rugginosa crociata contro la tiepidezza dei cristiani, tirando in ballo l’azione benefica della Controriforma (1545-1563) che sembra valutare appena come una risposta dottrinaria a conflitti religiosi, fonte di meravigliosi derivazioni tra cui il barocco, il melodramma, la musica di Back, Hayden, Mozart, Vivaldi. Ma dimenticandosi, non penso volutamente, dei roghi, delle torture, della messa all’indice di pensatori dissenzienti. Nonché di padri della moderna civiltà europea tra cui i cristianissimi Erasmo da Rotterdam(1467?-1536) e Antonio De Ferrariis Galateo (1448-1517) di Galatone (Lecce) ispiratore dello stesso Erasmo, e critico di una Chiesa lontana dalle origini, avversario di pastori empi e volpeschi del calibro di Alessandro VI. Ma ci si potrebbe aggiungere molto altro, in salsa europea, ad esempio il grande contributo di cultura fornito dall’islamismo, e le aperture al dialogo con le civiltà medioorientali del grande umanesimo napoletano e italiano, l’apporto militare di macedoni e albanesi al Mezzogiorno pugliese e calabrese. E tanto altro che una lettera alla «Gazzetta» non può contenere. Se ha tempo, Amati legga l’Eremita del Galateo (l’anno prossimo cadrà il quinto centenario della sua morte) e lo Iulius exclusus e coelis di Erasmo, e non tralasci il capolavoro di Sebastiano Vassalli, La Chimera. Le farebbero un gran bene.


Vittorio Zacchino, Galatone (Lecce)

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