Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 03:45

LETTERE ALLA GAZZETTA

Cittadini senza più poteri è emergenza democratica

Un problema molto grave del mondo in cui viviamo, il ritorno alla prevalenza delle oligarchie, dopo due secoli di lotte democratiche. Questa per me sembra sia la questione politica principale del nostro tempo. Qui c’è forse la chiave per comprendere l’incomprensibile fine della politica ed il trionfo della tecnica, che nasconde alla vista il potere, le sue forme, i suoi attori. L’oligarchia è il regime della disuguaglianza, del privilegio, del potere nascosto e irresponsabile, cioè del governo concentrato tra i pochi che si difendono dal cambiamento: sempre gli stessi che si riproducono per connivenze, clientele. Tra questi poteri vi è il potere mafioso, le organizzazioni con le quali bisogna fare i conti, guardarle in faccia. Definirsi uno stato democratico è una delle più grandi ipocrisie del nostro tempo. C’è una differenza tra elite aperte al ricambio e controllate da contropoteri forti come la magistratura indipendente e la libera stampa, e oligarchie chiuse, insofferenti ad essere controllate. Facciamo un esempio, in Italia le decisioni non le prendono chi viene eletto, ma altri: forze decisive e retrosceniche che possono in fondo infischiarsene dei riti elettorali. Il problema è proprio questo, la classe politica è stata soppiantata nel suo ruolo pur restando al suo posto, da forze di ben altra dinamicità, consistenza e potenza, totalmente sottratte al “gioco” elettorale o alla verifica “popolare”. Sono queste le nuove oligarchie. L’imperativo del momento è riuscire a squadernare la natura e la dominanza: prima di tentare di combatterle. Ci vorrebbe un nuovo Marx, capace di studiare il potere economico-finanziario del tempo presente e futuro. Platone aveva sognato, che al vertice dello “Stato ideale” giungessero dei filosofi-reggitori”, assurti con ascetica dedizione alla comprensione e contemplazione del sommo bene e del giusto e perciò legittimati a governare tutti gli altri. Al posto dei filosofi-reggitori, il nostro onnipotente mondo, ha collocato i grandi conoscitori-protagonisti della finanza. Essi sanno quello che vogliono, ma è da temere che non vogliano né il sommo bene né la giustizia. Dunque la domanda da porsi è la seguente: in una situazione di questo genere quale possibilità vi è di riappropriarsi, come cittadini comuni, del potere di poter contare?

Michele Cagnazzo (Criminalista), Bari

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