Domenica 20 Gennaio 2019 | 17:44

LETTERE ALLA GAZZETTA

Discutiamo del decentramento amministrativo

L’on. Giusi Servodio stimola la Gazzetta del Mezzogiorno a riaccendere il dibattito sul decentramento amministrativo della città di Bari, sostanzialmente fallito con l’attuazione di municipi “fittizi”. Ricordo una conversazione telefonica con l’onorevole, alcuni anni fa, durante la quale ella cercava garbatamente di convincermi che fossi in errore nel condurre una battaglia culturale sulla necessità di una Città Metropolitana geograficamente ristretta, non coincidente con tutta la Terra di Bari ma limitata tra Giovinazzo e Mola. Credo che ormai si possa dire, a distanza di molto tempo, che l’auspicio opportunamente formulato oggi dalla Servodio, ossia di municipi baresi assimilabili nella sostanza ai comuni dell’hinterland, abbia trovato un ostacolo proprio nella filosofia che proponeva di convertire i confini provinciali in confini metropolitani, senza alcuna rivisitazione. L’ostacolo è di natura psicologica e percettiva: per sperare in una autonomia amministrativa dei municipi, questi andavano scorporati dalla città (come la sia pure discutibile Legge Delrio consentirebbe) sopprimendo l’attuale Comune di Bari ed assimilandoli in rango amministrativo ai comuni limitrofi, ma tale operazione sarebbe “sopportabile” solo su un territorio di stretta conurbazione, che permetterebbe di intravedere una Greatest Bari multi-municipale. Ad oggi, non potremmo mai percepire un livello di cittadinanza metropolitana su una base geografica che comprende Alta Murgia e Valle d’Itria, probabile motivo per cui nessuno ha avuto il coraggio finora di proporre per Bari-città un salto ontologico da “comune” a “metropoli”. In ogni caso si può solo essere lieti dell’allarme lanciato dall’On. Servodio, occorre riaprire la discussione sul tema.

Francesco Cafaro (docente Politecnico di Bari)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400