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LETTERE ALLA GAZZETTA

Il Sud merita più attenzione dall’intera classe politica

Alcide De Gasperi, un uomo del Nord, era un convinto sostenitore che la ricostruzione dell’Italia flagellata dalla guerra dovesse partire dal Sud. Così, tra i primi adempimenti, scelse di visitare il Meridione e cominciò da Matera. Rimase scioccato quando constatò che numerose famiglie vivevano in abitazioni scavate nei “sassi” più assimilabili a caverne per primitivi che a dimore per civili. Non esitò. In poco tempo, programmò un “piano case” che avrebbe consentito a quelle famiglie di vivere in ambienti più decenti. Ma andò oltre. Avendo constatato che il Sud aveva accumulato un notevole svantaggio rispetto al resto del Paese, programmò una serie di “interventi straordinari” per le Regioni più depresse per assicurare a tutte uguali situazioni di partenza. In questa operazione si fece aiutare da intelligenti uomini del Sud, tra i quali spiccarono Moro e La Pira, i quali seppero fornirgli le idee più giuste per promuovere interventi tesi a colmare lo svantaggio accumulato negli anni. Così, d’accordo con il governo, vararono un corposo piano di edilizia per le famiglie del popolo e una riforma agraria per i contadini. Propiziarono anche la creazione della “Cassa per il Mezzogiorno” con il compito programmare opere pubbliche da realizzare con fondi straordinari. Purtroppo, scomparsa quella classe politica, la successiva non ebbe la stessa forza di rappresentare la questione Meridionale come questione centrale per lo sviluppo del Paese. Questa inerzia, che tuttora permane, consente ancora oggi che il divario Nord-Sud cresca in maniera esponenziale. Per fortuna la stampa meridionale, in particolare la Gazzetta, non è rimasta inerte di fronte a questa evidente ingiustizia. Le sue voci autorevoli, infatti, hanno ripetutamente espresso disappunto per la cronica disattenzione del governo e per la congenita debolezza dei politici meridionali ed hanno invocato un più responsabile impegno per il Sud che possa portare alla realizzazione progetti concreti. Si sono fatti portavoce di uno stato di malessere delle popolazioni meridionali che dura da anni. Questo Governo deve convincersi, come fu per De Gasperi, che l’Italia non potrà crescere se non insieme. Pertanto deve rimettere al centro del suo programma una serie di interventi strutturali capaci di assecondare una ripresa uguale per tutti e, in particolare, di far cambiare il volto a questo Sud. Non basta aver annunciato un Masterplan che, alla prova dei fatti, si sta rivelando un contenitore vuoto. Occorre, invece che, di concerto con le Regioni meridionali, il Governo si adoperi per riempirlo di progetti organicamente collegati, pronti a diventare esecutivi anche grazie ad una logica intrinseca che li renda efficaci. Le Regioni, per conto loro, devono decidersi a fornire insieme questa collaborazione facendola rispondere ad una logica di sistema, lontana dai campanilismi, che consenta di concordare le priorità, le modalità, i finanziamenti, i tempi esecutivi dei progetti, spendendo tutti i fondi europei, guardando ai Paesi del Mediterraneo e attingendo ai talenti delle Università del Sud ed alla creatività degli imprenditori. Il popolo meridionale esige concertazione e concretezza. Si riserva, poi, di fare il resto.

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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