Giovedì 17 Gennaio 2019 | 05:52

LETTERE ALLA GAZZETTA

Quanti quattrini sono versati sul serio per fare beneficenza?

Giornalmente arrivano lettere di richieste fondi provenienti dalle oltre 500 associazioni di ogni genere (adozione di bambini africani, creazione di pozzi, aiuto ai missionari, ricerche per malattie, aiuto ai terremotati, protezione delle tartarughe marine, ecc.) che prima ci regalano biglietti di auguri Natalizi e Pasquali, calendari, gadget ed altro materiale, e poi ci chiedono soldi per un progetto di solidarietà.
Sul pianeta sono operative circa 50.000 organizzazioni non governative (ONG), che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti. Le più ricche? Save the Children, World Visione Feed the Children (circa 1,2 miliardi di dollari di bilancio ciascuna). In Italia Medici senza frontiere (50 milioni di euro); ActionAid (48 milioni); Save the Children (45 milioni); Coopi (Cooperazione internazionale, 35 milioni); Cesvi (Cooperazione e sviluppo, 33 milioni); Emergency (30 milioni); Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale, 28 milioni); Intersos (18 milioni); Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, 16 milioni); Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, 16 milioni).
Considerata la montagna di soldi che ruota attorno a queste associazioni, la carità è un vero e proprio business, dove le ONLUS competono tra loro per procacciarsi i soldi delle donazioni come se fossero delle vere e proprie aziende commerciali.
L’Aquila è ancora rasa al suolo dopo il terremoto malgrado la montagna di soldi versati dalla nostra generosità. Dove sono finiti i nostri soldi? Dove sono finiti i soldi per le ricostruzioni di case di altri terremotati che vivono ancora nelle baracche? E i soldi per gli alluvionati? Perché nessuno di quelli che ci hanno chiesto, non ci dicono dove sono andati a finire i nostri soldi? Perché tanto interesse a raccogliere soldi? C’è così tanta gente che realmente ha interesse a salvare il mondo? O c’è dell’altro? Ovviamente le associazioni dicono che è tutto a posto, tutto regolare.
La domanda che ci poniamo quando riceviamo queste richieste è: quanti soldi raccolti durante un evento benefico, vadano poi effettivamente versati in beneficenza? Ma il denaro che spendono per tutto questi biglietti e gadget non farebbero prima a versarlo direttamente in beneficenza, per il progetto di solidarietà che dicono di sostenere?

Silvio Panaro, Bari

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