Lettere al Direttore
Armi di distrazione di massa
Una recente campagna pubblicitaria della Federazione Italiana Medici contro la disinformazione scientifica dice:” Una bufala ci seppellirà!” e in effetti questo è il rischio che si corre quando si accetta per vero ciò che invece è un inganno fantascientifico. Sulla scia del dibattito sulle fake news da tempo mi chiedo perché sempre più persone cadano in questi tranelli. Quello che gli inglesi chiamano il fact checking, ovvero la verifica dei fatti, dovrebbe essere la normale attività di un essere intelligente eppure le bufale restano il piatto preferito nella dieta di molti italiani. Nell’ultimo anno abbiamo nell’ordine schivato un pianeta sconosciuto, evitato ben 2 “fine del mondo”, sventato il complotto dello zucchero di canna che diventa bianco schiacciandolo, il terrapiattismo, curato i tumori con acqua limone e bicarbonato di sodio, abbiamo visto il Colosseo trasformarsi in una moschea, la Balena Blue che uccide gli adolescenti, gli immigrati prendere 550 € al mese o 35€ al giorno e addirittura un presidente americano che vince le lezioni sostenendo la che il riscaldamento globale è una bugia. Le fake news viaggiano molto più velocemente della verità, si diffondono a macchia di olio e vengono condivise anche da persone “autorevoli” che contribuiscono a renderle credibili. Le bufale sono sempre esistite la storia ne è piena e alcune sono ancora attive: nelle Leggi di Platone si afferma che in politica si può mentire; Ramsete ne fece scolpire una sui templi quando finse di aver vinto gli Ittiti nella battaglia di Qadesh; Napoleone diceva di temere un quotidiano più di centomila baionette. Ancora oggi la dialettica politica è piena di cavalli di Troia e vittorie di Pirro. Insomma dovremmo aver imparato ed essere vaccinati eppure quando il bimbo urla che l’imperatore è nudo sono in pochi a dargli ascolto. Essere voce fuori dal coro e pensare in modo critico non gode dell’applauso sincero dei consumatori di notizie bovine. La capacità di sentire cioè di provare emozioni non sempre va insieme alla capacità di vedere cioè di capire le cose. Una cosa verosimile non è detto che sia vera, certo è però che il nostro senso dello stupore viene messo a dura prova. Secondo gli scienziati il nostro cervello non è progettato per riconoscere immediatamente ciò che è falso: non utilizziamo infatti tutte le informazioni per distinguere la verità. Generalmente tendiamo a elaborare ogni informazione proveniente dall’esterno come se fosse vera e solo successivamente, con un sforzo cognitivo, la cataloghiamo come falsa. Siamo quindi boccaloni innati? È davvero più facile credere agli inganni piuttosto che pensare con la propria testa e porsi legittimi dubbi? Chi è nato prima l’inganno o la vittima? Insomma l’inganno di per sé deve essere seduttivo, ben tessuto e mosso da uno scopo che ordina le azioni sotto la maschera del bello ma serve una vittima che trovi fascino dove c’è pericolo, si lasci sedurre e faccia la sua parte perché esso riesca. Il pericolo è in agguato e il grande inganno è spesso nascosto nella parole e nei gesti di tutti i giorni, nei telegiornali, sui social e nelle sale d’aspetto di enti e studi medici. Un interessante articolo della direttrice del Guardian Katharine Viner ha messo in evidenza un “indebolimento dell’importanza sociale della verità” da cui nasce una crescente impossibilità a metterci d’accordo e una forte resistenza a restare sui fatti invece che sulle opinioni o peggio su slogan ben scritti ma farciti di aria fritta. I fatti oggettivi quindi hanno perso di attrattiva: nel mondo virtuale dove tutto è fiction domande essenziali come “chi, cosa, dove, quando e perché” sono meno influenti degli appelli alle emozioni e degli allarmi per nuove paure. E se il fake più grosso fosse l’umana certezza di decidere cosa è vero a dispetto del vero stesso? False notizie, scritte male con titoli eclatanti e foto generiche o modificate con photoshop e il tranello lattiero caseario è pronto da gustare e condividere. Nel mare delle bugie si naviga con diffidenza e approdare all’isola della verità diviene impresa molto ardua. Come difenderci e magari sconfiggere l’esercito del verosimile? Possiamo imparare nuovi modi di imparare: cambiando i nostri processi cognitivi la realtà ci sembrerà diversa e più chiara. La nostra abilità di porre domande ci aiuterà ad uscire dalla trappola dell’opinione e dalla tentazione della disonestà. Non accontentiamoci di leggere i titoli o guardare una foto, verifichiamo le fonti, incrociamo le informazioni tenendo presente che ciò che è falso è vago, ciò che è ipocrita è teatrale, ciò che simile non è uguale. Sapevate che i bellissimi tromp-l’oeil gli illusori disegni che trasformano le pareti delle stanze in magnifiche vedute inizialmente erano chiamati inganni? La parola inganno ha quasi sempre valenza negativa poiché significa menzogna, indica parole e atti compiuti per carpire fiducia e consenso, richiama alla mente il tradimento. Nel caso dei dipinti però assume una valenza positiva: suggestione d’amore, carezza per il senso estetico, stimolo alla fantasia. Secondo Pirandello la realtà supera la fantasia “..poiché la realtà a differenza di questa non si preoccupa di essere verosimile perché è vera!”. Aprire la mente ecco il segreto! Usciamo dalle trappole cognitive ed emotive che contribuiamo a costruire e usiamo bellezza e fantasia per ampliare le vedute della nostra mente, non accontentiamoci di illusioni e contraffazioni per saziare la fame di conoscenza o una “bufala ci seppellirà!”. Gaia Zero Esperta di comunicazione ecologica