Domenica 22 Maggio 2022 | 15:37

In Puglia e Basilicata

La storia

Toritto, infermiere producono mascherine, ma la cucitrice si rompe: azienda gliene regala 2

Il grazie di Rosetta: «La mia stima e la mia riconoscenza vanno al signor Alessandro Verrini, che ci ha permesso con il suo gesto, oserei dire da angelo custode, di continuare a realizzare questi preziosi presidi sanitari»

10 Maggio 2020

Graziana Capurso

BARI - La solidarietà al tempo del Coronavirus non conosce limiti: sono tantissime ormai le storie di chi, un po' improvvisando, ha deciso di mettersi a disposizione della comunità per cucire mascherine nella lotta contro il contagio da Covid 19 in Puglia. Ma questa storia è leggermente diversa. A raccontarcela è un gruppo di infermiere capeggiate dalla signora Rosetta, di Toritto, che lavorano in un poliambulatorio della provincia di Bari volevano dare il loro personale contributo per chi ne avesse bisogno regalando i preziosi presidi, spesso diventati introvabili in farmacia: «Abbiamo recuperato stoffe di ogni forma e colore, elastici e tutto il resto del materiale per fabbricarle in autonomia. Presto, però, ci siamo rese conto che la cosa principale che avrebbe reso possibile la realizzazione di questo progetto era una macchina da cucire. Io ne possedevo una un po' datata ma non appena abbiamo iniziato a creare i dispositivi per la protezione individuale, il logorio della produzione quotidiana, ha portato la mia cucitrice a una lenta fine. Purtroppo si è rotta e questo per noi significava la fine dei giochi».

«A questo punto, anche se scettica e titubante - spiega l'infermiera -  ho cominciato a navigare sul web per cercarne una nuova, e tra i vari siti dedicati alle macchine da cucire, mi sono imbattuta in quello della Necchi. Inutile dirvi che il budget era abbastanza risicato, se non inesistente», sottolinea Rosetta. «Allora, quasi vergognandomi, sono entrata in diretto contatto con qualcuno dell'azienda, il signor Alessandro Verrini, al quale ho spiegato la situazione e ciò che, io e le mie colleghe, volevamo fare con la macchina da cucire. Lui, senza esitare nemmeno per un attimo, si è messo subito a nostra disposizione».

Così nel giro di 4-5 giorni l'azienda da Pavia ha inviato loro non una, ma ben due macchine da cucire (del valore di 150 euro ciascuna), in comodato d'uso e a titolo completamente gratuito, al gruppo di infermiere che, grazie a questo dono inaspettato e sebbene le mascherine continuino a scarseggiare, continuano a produrne in quantità industriale, donando i preziosi dispositivi a chiunque ne faccia richiesta. 

«Raccontandovi tutto questo non voglio mettere in evidenza il nostro progetto, cosa che ormai in tanti fanno in lungo e in largo, ma voglio ringraziare con grande stima e riconoscenza il signor Verrini, che ci ha permesso con il suo nobile gesto, oserei dire da «angelo custode» di realizzare questo nostro proposito. Ora se in tanti hanno la possibilità di proteggersi dal virus è anche e soprattutto per merito suo».

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