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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Costellazione acquea arrivando alle Eolie

Costellazione acquea arrivando alle Eolie

Si attiva subito l'olfatto, fa a gara con la vista. L'isola accoglie nelle sue onde di zolfo. La temperatura sale

04 Agosto 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Fanno spola gli aliscafi tra un’isola e l’altra. Dalla finestra appaiono come monadi d’acciaio con il ventre pieno zeppo di aria condizionata.
La nave, quando appare da dietro il promontorio, è invece mastodonte surrealista con il ponte ben largo e respirante.
Ma entrambi portano notizie negli attracchi. A Vulcano scendono meno persone che altrove. Tu sei una di loro.
Si attiva subito l’olfatto; fa a gara con la vista. L’isola accoglie nelle sue onde di zolfo. La temperatura sale attraversando la porta naturale dell’ingresso.
I fanghi s’addensano scuri; il mare ribolle chiaro; le fumarole lassù virano dal giallo al verde.
Le Eolie sono arcipelago di tempi tradotti in spazi; costellazione acquea.
Al centro Vulcano Lipari e Salina. Ai due lati Alicudi e Filicudi ad ovest; Panarea e Stromboli ad est.
Ognuno cerca la sua postazione di respiro; l’apertura di una finestra; un patio sorretto da colonne bianche; una chaise longue sulla quale poggiare i ricordi e i rimorsi.
Dove tramonta il sole? Vai alla spiaggia nera, dicono gli isolani.
Dietro i faraglioni di Lipari vedrai come scende l’astro accecante, portando con sé lo stupore del giorno.
Il nero della notte e il nero della sabbia faranno nozze nelle ore del buio.
Ma tu preferisci passare la notte a bagnomaria nelle acque calde, che sono alle spalle.
Al centro un gorgoglio esegue il suo suono. Il corpo si lascia andare allo sciabordio.
Le stelle tossicchiano scansando i fumi.
A Vulcano il monte focoso prende gran parte dello spazio.
Gli sguardi gli si appiccicano addosso. Lui non spizzica parola.
I sentieri fanno serpentina sul suo dorso giallognolo e marroncino. Nessuno li percorre.
Il monte focoso di Vulcano avrà letto il romanzo di Malcom Lowry.
Il Console starà bevendosi l’ennesimo mescal seduto sul bordo del suo abisso. Qui non si sta sotto il vulcano, ma con il vulcano; in sua mugugnante compagnia.
In ogni angolo il suo nerume si fa deserto tra le pietre, come nella valle dei mostri.
Il sole ti scortica la mente; le pietre si mettono in figura; la polvere nera fa mare alto, giardino zen abbrustolito.
Anche nel fondo del mare giungono le notizie del vulcano.
A Gelso il mare arriva quieto nel porticciolo nato per far fronte alle emergenze.
Il Faro è in rovina. Ma anche così sfodera la sua autorevolezza.
L’edificio che gli si accosta ha le finestre divelte.
Commuove il rimanere imperterriti del Faro e del suo edificio davanti al vento.
Le spiagge dell’Asino e di Cannitello fanno anse tra soscendimenti impenetrabili.
Hanno dietro distese a zigazag di fichi d’india.
M’immergo. Distendo il corpo nell’acqua. Correnti calde e fredde si alternano. Nuoto lentamente.
Il paesaggio sottomarino prosegue quello della costa: alghe, posidonie, scogli, sabbia brunita. I pesci scivolano come persi in un tempo senza tempo.
M’accorgo del salir su dal fondo di bollicine lievi. Prima una, poi un’altra, poi altre ancora.
Il corpo diventa leggerissimo. Le braccia si piegano nel movimento del nuoto, mentre gli occhi si beano dello spettacolo dell’evanescenza.
C’è una tale eleganza nella sabbia che macchina bollori aerei che potresti nuotare all’infinito. Nuoto e guardo; guardo e nuoto.
Laggiù il tempo evapora lentissimo. Le bollicine salgono fino alla superficie come note su un pentagramma.
Sono suoni muti, maestosi nella loro piccolezza. Sono miniature di sconvolgimenti e di capriole della materia. I tanti aliscafi e le rare navi continuano la loro spola.
A Gelso ho trovato il mio cantuccio meridiano. Quando risalgo i tornanti terresti per tornare a casa, ogni cosa trova il suo posto nella mente.
Vulcano è essenzialità; alfabeto scabro ed essenziale; finestra aperta sui viavai.
A casa il terrazzino piega i suoi archi verso il mare. Il Porto di Levante non è distante.
Un’imbarcazione per pochi viandanti va verso Lipari.
Porta una piccola pattuglia di archeologi verso il museo Luigi Bernabò Brea.
All’ingresso li aspetta una grande pietra di ossidiana. È nera, lucente, inattaccabile.
Fa venire in mente il monolite di 2001: Odissea nello spazio.
Entrambi chiedono interrogazioni. Le Eolie sono così: desiderano domande attente.

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