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Cibo caduto sul pavimento: non consumarlo

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Basta un secondo perché un cibo caduto sul pavimento di casa si contamini.

I nostri nonni, quando per caso, una fetta di pane o un dolce od altro alimento cadevano accidentalmente per terra, ce li facevano baciare, soffiarci sopra e, quindi, mangiare come se nulla fosse accaduto.

Ma, in questi casi, non si tratta di comportamento idoneo e di tutela da possibili infezioni.

Il suolo, anche se di casa, può essere, nostro malgrado, inquinato. A poco valgono, i moderni prodotti consigliati o la “varechina” (ipoclorito di sodio) che usavano come tale, appunto, le nonne e che, con denominazioni e concentrazioni diverse, troviamo ancora oggi in commercio in soluzione 3-5% di cloro attivo, usato per combattere lo sporco.

Ma nessuna garanzia esso ha di eliminare del tutto possibili germi che, di solito, pullulano sul suolo.

Ogni alimento che cada per terra è subito colonizzato da microrganismi la cui crescita e moltiplicazione sono condizionate da temperatura, tempo, nutrimento, ossigeno, umidità, acidità.

Una ricerca fatta da studiosi della Rutgers university di New York (New JerseY, Usa) e pubblicata su “Applied and environmental microbiology”, ha dimostrato che, al cibo, basta un secondo di permanenza sul pavimento per contaminarsi.

La ricerca è stata fatta esaminando quattro superfici in acciaio, ceramica, legno ed un tappeto e quattro alimenti: pane, pane e burro spalmato, caramelle gommose, anguria. La permanenza alimento-pavimento è stata di 1, 5, 30, 300 secondi.

La contaminazione, sempre avvenuta, è risultata differente nei vari casi e, in alcuni, è bastato un secondo.

La maggiore e più rapida contaminazione è avvenuta per i cibi più umidi (i germi utilizzano quest’ultima per muoversi non avendo, essi, né ali né zampe). L’anguria è la più rapida ad ospitare i microrganismi; le caramelle gommose le meno facilmente inquinabili.

Una sorpresa è venuta dal tappeto che espone l’alimento a rischio molto basso (rispetto ad acciaio e ceramica) di contaminarsi. Quel cibo, comunque può essere recuperato sottoponendolo a cottura prima di mangiarlo.

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