Mercoledì 25 Marzo 2026 | 21:03

Gino Paoli: ha vissuto oltre 60 anni con una pallottola vicino al cuore

 
Nicola Simonetti

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Nicola Simonetti

Gino Paoli: ha vissuto oltre 60 anni con una pallottola vicino al cuore

Mercoledì 25 Marzo 2026, 19:19

Gino Paoli, il popolare cantautore deceduto, nei giorni scorsi, all’età di 91 anni, è vissuto, per oltre 60 anni (dal luglio 1963), con un proiettile fermo nel pericardio, a contatto diretto con il cuore ed i grossi vasi sanguigni. Il pericardio è una membrana fibrosierosa che avvolge (come se fosse un sacco), protegge e fissa il cuore nel torace ne limita l'espansione eccessiva e lo protegge da infezioni e traumi. Esso si compone di uno strato esterno ed uno interno che contiene liquido (pericardico) che “unge” il cuore durante le contrazioni. Il proiettile era stato originato da un colpo di pistola il quale, sparato, a scopo suicida, “rispettò” il cuore ed i grandi vasi sanguigni fermandosi a distanza di qualche provvidenziale millimetro dall’uno e dagli altri. La decisione, saggia e ponderata dell’equipe dell’ospedale San Martino di Genova, di lasciare il proiettile lì dove si era fermato, evitando il maggior rischio di un’asportazione chirurgica, fece sì che la vita di Paoli fosse salva ma che il proiettile, lasciato prudentemente in loco, si previde e temette ne avrebbe bloccato/condizionato modello di vita e di lavoro dell’Artista. Invece, nonostante le raccomandazioni dell’èquipe sanitaria, a svolgere una vita piena di riguardi (niente sforzi o movimenti bruschi, limitazione nel cantare, smettere di fumare, non concedersi esuberanze e rielaborare uno stile di vita al risparmio), il Gino “re della canzone italiana” preferì dimenticare gli inviti alla prudenza per mettersi al riparo dei relativi, prevedibili rischi e disse “riprendo a vivere con quel proiettile che mi è stato amico una volta e lo sarà per sempre”. Ed ebbe ragione anche perché ”l’amico” proiettile restò fermo mentre sarebbe bastato un suo pur piccolo spostamento a creare emergenza grave e, forse, definitiva.

Chi scrive intervistò Paoli, per “La Gazzetta del Mezzogiorno”, in occasione di uno spettacolo tenuto, a Genova, per il Congresso Nazionale di Ortopedia organizzato dal prof. Pipino. Il cantautore fu il solo “mattatore: cantò - egli solo – per 2, 30 ore, appartandosi, tra una canzone e l’altra, per fumare sigarette il cui mozzicone superava appena il centimetro. Glielo feci notare e “sono genovese e sappi – rispose - che il filo di ferro fu inventato da un ebreo ed un genovese che si contendevano una sterlina tenuta tra pollice ed indice, tirandola – ognuno - a sé… quanto alla pallottola è il mio amuleto, il mio talismano”. Non sempre è purtroppo così. La letteratura riporta casi di corpi estranei finiti nel pericardio. Il dr Alessio Biondino riporta un case-report pubblicato (2019) su Cureus: una paziente di 14 anni che presentava febbre e tosse secca… fu individuata la presenza di un ago da cucire  nella parete del ventricolo destro, rimossa, poi, a mezzo di una pinza emostatica. Al recente incontro di “Conoscere e curare il cuore”, il presidente prof. Francesco Prati ha richiamato l’attenzione sulla presenza di un corpo sgradito (grasso) sull’epicardio (il foglietto viscerale del pericardio, la membrana più esterna che riveste direttamente il cuore e la parte iniziale dei grandi vasi) quale nuovo fattore di rischio che la tomografia computerizzata coronarica riesce a quantizzare e, in collaborazione con l’Intelligenza artificiale, ad aprire la strada a modelli di prevenzione personalizzata che, forse oggi, sarebbero stati più clementi e, quindi più accettabili anche da Gino Paoli.

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