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Un algoritmo ci salverà

Il cuore che verrà

Diventeremo sempre più precisi nelle diagnosi e sempre più specializzati. Il futuro? E’ già qui. Meno ricoveri e più vite salvate

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

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“Diventeremo sempre più precisi nelle diagnosi e sempre più specializzati. Il futuro? E’ già qui. Meno ricoveri e più vite salvate. Un algoritmo ci salverà.”

Il cuore che verrà – ci dice il prof. Alessandro Capucci, direttore Clinica Cardiologia e Aritmologia, Università Politecnica delle Marche – è già un organo molto resistente che, se dipendesse solo da lui, potrebbe continuare a battere per 200 anni. Una condizione per ora irraggiungibile perché dipende da molti fattori, primo fra tutti la perfetta condizione di arterie e vasi sanguigni. Ma il futuro è già qui, e il medico non può opporsi al progresso: semmai lo deve interpretare.”

Noi non faremo più la diagnosi generale: la farà l’I.A. che sarà in grado di elaborare attraverso gli infiniti parametri a disposizione e la strumentazione tecnica a disposizione, strumentazione che permette indagini molto meno invasive rispetto al passato, di indicare – nel minor tempo possibile – lo specialista adatto per curare il paziente. Oggi, il 70% dei ricoveri è dovuto a cause in cui sussiste un problema cardiovascolare. Uomini e donne ormai si equivalgono. Non si tratta solo di fattori dettati dall'età, perché vi è un alto numero di giovani ricoverati con problemi cardiologici dovuti alla tendenza a dormire sempre meno, all’assunzione di sostanze eccitanti, ad un disordine di vita continuato. L’ospedalizzazione incide – ancora – per il 90% sui costi della Sanità. Ben venga quindi la possibilità di prevenire crisi acute, monitorando lo stato di salute a distanza. Cosa è cambiato rispetto al passato? Dopo oltre 5000 pazienti incontrati, curati e salvati, penso che sia possibile oggi migliorare ancora di più la qualità della vita di ogni persona mettendo al lavoro le conoscenze acquisite in questi ultimi 30 anni per ribaltare, o migliorare il sistema di cura. Arriveremo a personalizzare le cure, a prevenire con un mese di anticipo eventuali crisi, ad utilizzare l’ospedale sempre meno. E gli “smartdevice” diventeranno strumenti preziosi e sempre più utili e non solo per i selfie o le chiamate d’emergenza.”

Un algoritmo ci salverà. L’algoritmo può registrare parametri nella funzionalità del cuore con un anticipo di 34 giorni rispetto al sopraggiungere dei sintomi. “Per una diagnosi corretta ci si affiderà sempre di più agli algoritmi. lavori scientifici – continua il prof. Capucci – confermano che nei casi di scompenso cardiaco, i parametri fisiologici si modificano 34 giorni prima dell’attacco vero e proprio. La Fibrillazione Atriale e lo storm aritmico ventricolare risentono 15 giorni prima dell’attacco: il cuore inizia a modificarsi ben due settimane prima dell’attacco. Tutto questo è impossibile diagnosticarlo senza l’ausilio dell’Intelligenza Arificiale (I.A.), fondamentale trattare tempestivamente il sintomo della fibrillazione atriale (F.A.) con grande anticipo, prima che insorgano complicanze. Si sa che il 50% dei casi di Scompenso Cardiaco si complica con la F.A. Si sa che non si muore di F.A, ma la combinazione delle due patologie è micidiale e può portare a serie complicanze quali ad esempio la trombo-embolia, se non la morte stessa.

“Quindi sì – dice Capucci – un algoritmo ci salverà la vita perché ci avviserà con grande anticipo che qualcosa non funziona nel nostro cuore. L’algoritmo ci permetterà di comprendere subito per quale ragione il battito o la contrazione del cuore inizino a non essere regolari e si potrà intervenire immediatamente senza aspettare lo scatenarsi della crisi. A volte dipende da un medicinale non preso, a volte da una alterazione interna, ma le indagini saranno molto meno invasive e soprattutto più precise. Da un anno circa sto studiando l’applicazione di questi sistemi a particolari patologie aritmiche quali la Fibrillazione Atriale, le tachicardie ventricolari, la Morte Improvvisa e lo scompenso cardiaco. I primi risultati ci dicono che siamo sulla strada giusta.” Siamo solo all’inizio dell’impiego dell’I.A. in cardiologia. Ma è questa la vera novità. Monitorati a distanza e avvisati con un alert, a casa, per evitare l’ospedale. Molti pazienti affetti da scompenso cardiaco e blocco di branca sin, cui è stato impiantato un pace maker defibrillatore e/o biventricolare (in cui si stimolano entrambi i ventricoli quasi contemporaneamente) sono costantemente monitorati e tenuti sotto controllo grazie ad un’analisi multiparametrica.

Il loro pace- maker biventricolare è collegato con l’ospedale di riferimento e quando uno od alcuni dei parametri monitorati si altera, il sistema avverte il cambiamento che accade nel cuore e lo trasmette al centro di riferimento suscitando una sorta di allarme con verifica clinica conseguente da parte dei sanitari. In uno studio Internazionale in cui è stata protagonista la Clinica di Cardiologia di Ancona è stato dimostrato come la modifica di un numero risultante dall’ analisi di tali parametri sia in grado di predire l’evento “scompenso cardiaco acuto” circa 34 giorni prima della possibile ospedalizzazione. A volte può capitare che il paziente abbia sospeso il diuretico e il sistema lo avverte. Ma tutto questo può e potrà essere fatto sempre di più anche in soggetti non necessariamente impiantati con pace maker, grazie a sistemi non impiantabili e con apparecchi senza catetere, che possono essere applicati esternamente, magari in seguito a un singolo episodio di fibrillazione atriale o dispnea per valutare con molta attenzione l’eventuale excursus.

Stiamo parlando di app create da start up che mettono a disposizione questi strumenti sempre più sofisticati e che potrebbero essere applicate ai telefoni, negli orologi e che continuano a monitorare l’attività del cuore con grande precisione (realizzate da cardiologi e non solo da tecnici). Sarà in futuro sempre più frequente sottoporsi all’holter multiparametrico a casa propria e in maniera continuativa, evitando il più possibile l’accesso in ospedale. Ospedale sempre più dedicato invece a fornire procedure specifiche (coronarografie, ablazioni di aritmie, RMN, TAC coronariche etc) di tipo diagnostico e terapeutico. Dovrà cambiare necessariamente – conclude il prof. Capucci - il sistema organizzativo di controllo, una volta che questi sistemi saranno estesi. Una volta che il numero di impianti e di apparecchi si sarà moltiplicato, occorrerà una centrale di controllo che non può più essere l’ospedale così come lo conosciamo noi oggi. Stiamo lavorando ad un sistema che possa filtrare questa massa di informazioni da dare in tempo reale al clinico.

Come si può immaginare lo scenario sanitario sta rapidamente cambiando. Il ricovero di un paziente per gli accertamenti non sarà più necessario. Si arriverà al punto di prevenire l’ospedalizzazione. E questo è un bene tenendo anche conto che ogni volta che un paziente va in ospedale per accertamenti e per le cure, ad esempio nei pazienti affetti da scompenso cardiaco, la sua durata di vita si riduce. Tutto questo non significa che il cardiologo sparirà perché sarà sostituito dall’I.A. sic e sempliciter: il rapporto umano è importante (vedi risvolti etici), ma la diagnosi sarà sempre più accurata e precoce grazie proprio all’I.A. che darà l’indicazione corretta perché intervenga non il clinico generalista – che man mano tenderà a scomparire – , ma invece il cardiologo iperspecializzato: l’emodinamista, l’elettrofisiologo, l’ecocardiografo o il cardiochirurgo” ,a seconda delle necessità prevalutate.

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