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Un cortometraggio e un nuovo farmaco contro la malattia di Crohn

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Malattia di Crohn, patologia cronica che, ogni anno, colpisce l’intestino di 8.000 italiani e che, con loro, convive a lungo, condizionandone vita sociale e lavorativa, rapporti, modalità di gestire la propria giornata, originando disagio e vergogna a causa della sintomatologia (specie diarrea ricorrente e prolungata, dolori, inappetenza). “Trovare, nell’urgenza, un bagno pubblico come pianificare viaggi e spostamenti possono essere incredibilmente difficili”.

Ne derivano invalidità effettive ma non visibili che, oggi, sperimentano, in proprio, almeno 70mila italiani viventi. Le terapie disponibili sono: aminosalicilati, corticosteroidi, immunomodulatori, terapie biologiche, antibiotici. La situazione può imporre, in oltre 70% dei malati, ricoveri ospedalieri ed interventi chirurgici di resezioni intestinali (30-50% dei casi). Il 20% degli operati, però, presenta ricomparsa dei sintomi ad 1 anno dall’intervento.

Alla base della malattia, familiarità ma non ereditarietà (20% dei pazienti hanno un parente stretto - genitore, fratello, figlio - che soffre di una malattia infiammatoria cronica dell’intestino), fattori ambientali, reazioni anomale del sistema immunitario, virus e batteri. La sintomatologia insorge, di solito, a 20-30 anni di età ma, circa 12 volte su 100, prima dei 18; rara, invece, negli over 65 anni. E, per tutti, essa sarà compagna molesta per tutta la vita. “Diarrea ricorrente, sangue e muco nelle feci, dolori, dimagramento, astenia, blocchi intestinali, fistole, ulcere – dice il prof. Ambrogio Orlando (ospedali riuniti, Palermo) – devono far pensare alla malattia e far presto diagnosi (1 volta su 3 giunge in ritardo) grazie ad esami di laboratorio e studio radiologico. Decisivo il ruolo del medico di base. La diagnosi la fai se ci pensi”.

“Il grande bisogno, non soddisfatto, di questi malati – dice il prof. Silvio Danese (Humanitas, Milano) – è combinare miglioramento repentino con efficacia mantenuta a lungo. Per la prima volta un farmaco sposa queste due esigenze e, in gran parte, le risolve. È il primo di una nuova classe di anticorpi monoclonali (ustekinumab) che agisce e doma due fattori alla base della malattia. A 3 settimane dall’inizio della terapia (una iniezione endovena e, poi, ogni 3 mesi, una sottocute che il paziente può fare da sé), evidenti gli effetti che si prolungano per due anni (finora)”.

“Il nostro impegno – dice il dr Massimo Scarabiozzi (Janssen Italia) – va anche verso iniziative di respiro sociale. Per promuovere conoscenza e sensibilizzare, con il mondo scientifico e le associazioni di pazienti (“Amici Onlus e Ig-Ibd) lanciamo un campagna nazionale, un cortometraggio (“Aspettando Crohn - l’agenda impossibile”) che sarà proiettato anche nei cinema. Disponibili su www.mici360.it 

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