Lunedì 15 Ottobre 2018 | 20:50

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Una finestra sui poveri

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

In una domenica di primo autunno il bar con le discussioni sulle ultime di campionato e vado a sbirciare i volontari che lavorano alla mensa dei poveri, incassata in una via laterale, poco lontano dal centro. Conosco tutti i ragazzi che vi lavorano.

Gli ospiti fissi sono 35 e non sono certo barboni senza fissa dimora, sono soprattutto giovani sbandati senza lavoro, o cinquantenni che lo hanno perso e faticano a ritrovarlo. C'è anche un padre separato e ha perso casa e lavoro e non può ancora vedere i figli dopo anni. Un ragazzo è malato di HIV e tira a campare con €200 al mese. Ha bussato al Comune per avere un'integrazione dell'affitto ma hanno risposto picche. Ha € 200 al mese virgola cosa vuole di più? C'è chi sta peggio.

I nuovi poveri, i vuoti a perdere, spesso li conoscono solo i volontari i parroci. Ci sono quartieri, a Bari come a Foggia, dove servizi sociali non entrano neanche, al massimo qualche suora che poi va a fare la missionaria in Brasile perché ci sono poveri sempre più poveri dei nostri. Nelle zone di confine si accampano rumeni e marocchini. Poi scopri e qualcuno di loro è diventato vittima caporal, qualcuno è diventato caporale egli stesso i cittadini per bene affittano una stanza di 5 metri per 4 dove si dorme in 10. Le cifre ufficiali al mio paese parlano di 200 immigrati, ma i rumeni irregolari, gettati in agricoltura per € 2 a cassetta, sono almeno 5000, ed è una cifra per difetto. Ci sono stati episodi di violenza, macchine bruciate e risse per bande.

Qualcuno ha paura di uscire. Le forze dell'ordine si dicono impotenti. La miseria ha molte facce che quasi nessuno la conosce veramente. Si rischia una guerra tra poveri. Ma c'è ancora chi coltiva la speranza, come un ingegnere marocchino che per mangiare fa il bracciante agricolo, chi è riuscito a mandare sua figlia in una delle migliori scuole. La ragazza ora studia ingegneria biomedica ed è fiera di portare il velo e di ascoltare Celentano.

Schegge, spaccati di un mondo che non c'è e di uno Stato che non vede. Alla mensa dei poveri. Di un paese come un altro.

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