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In Puglia e Basilicata

La disabilità, a volte è anche questione di linguaggio

La disabilità, a volte è anche questione di linguaggio

20 Gennaio 2021

Michele Pacciano

DiversaMente

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Ci sono parole che inducono quasi direttamente il loro contrario e denotano il reale atteggiamento di chi le pronuncia, al  di là degli atteggiamenti, più o meno consci e di circostanza . Questo si rivela particolarmente vero e pregnante per la terminologia che riguarda la disabilità. Ma troppo spesso non ce ne accorgiamo. Cominciamo a sondare questo piccolo glossario delle parole non giuste dal termine capacità. Quando si parla di capacità dei disabili si presuppone soprattutto che ci siano delle incapacità. Per fortuna adesso si è bandito il termine di capacità residue, che richiamano una mutilazione o una perdita, Ma come mi facevano notare delle persone con autismo, non sarebbe meglio parlare molto più semplicemente delle peculiarità e propensioni personali di ognuno? 

Un altro termine di per sé ambiguo è quello di inclusione, perché presuppone che qualcuno debba includerti, che tu disabile debba in qualche modo accettare e frustrare la tua natura, per farti accettare. Ma da chi, ma per fare cosa?


Un'altra parola che si arrampica da anni su questo crinale slabbrato, è sicuramente quello di integrazione. Chi ti deve integrare? Perché? Troppo spesso il termine sotteso a questi, è concessione. Non sarebbe più semplice parlare invece di interazione, che ci richiama di per sé il libero è reciproco interscambio? Perché i disabili, specie  quelli che presentano un diverso approccio cognitivo, qualunque età

 abbiano, vengono chiamati ed etichettati come ragazzi? Non sono forse Uomini e Donne al di là della loro personale condizione? 


Al vertice della semantica del pietismo inconscio che tutti ci portiamo dentro nei confronti delle persone disabili, c'è sicuramente il termine speciale, come se Il solo fatto di essere disabile ti desse una carta d'identità di presunta bontà o bonomia; personalmente sono stufo di sentirmi etichettato come speciale, vorrei solo essere considerato normale,  di una normalità mia propria, che mi fa individuo e persona, e che presuppone in questa normalità, la mia disabilità. 


Pensiamoci! 

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