La donna rappresenta ancora un simbolo di possesso da sfoggiare. In particolare, la sua bellezza, le sue doti femminili, inclusa un po' di eleganza e di intelligenza, purché sappia farlo con moderazione, ovvero nel rispetto dell’uomo “dominus” che le ha conferito il potere di esporre la propria persona in quanto estensione di sé.
Deve dunque rimanere in una condizione di rispetto, ovvero di sottomissione e fare attenzione a non minare la supremazia, presente anche se non direttamente esplicita, del maschio, spesso suo uomo o suo capo. Non minare la prevalenza del ruolo maschile, significa dunque, rinunciare alla propria personalità, stando attenta a non brillare troppo, rischiando di rubare la scena al suo uomo. Considerando, infatti, che abbia ricevuto potere e prestigio da lui, deve essere eternamente grata e sottomessa e sapersi scusare se sbaglia.
Quindi l’uomo comprandola, le assicura benessere e soddisfazioni di status e lei in cambio deve rimanere a suo servizio, pronta a farsi indietro o a negarsi per far prevalere lui. E deve anche essere felice di farlo. Altrimenti è un’ingrata o peggio è colpevole di avere osato sfidare l’autorità e il potere.
Se si ribella, viene giudicata e accusata di essere una donna “forte”, ma non in funzione di una virtù come la forza appunto, ma in contrapposizione alla mansuetudine che – secondo questa attribuzione - deve caratterizzare il sesso femminile, anche in condizioni di prevaricazione, nelle quali sarebbe normale difendersi e ribellarsi. L’oppressione nel caso dell’uomo viene letta come normale affermazione dei propri bisogni, poco conta se egoistici e impari, che escludono l’esistenza di quelli della donna.
Negli ambienti di lavoro, in particolare la donna forte e integra moralmente, che non acconsente a compromessi, è temuta, spesso ostacolata e se afferma con determinazione le proprie idee e bisogni è giudicata come fosse fuori luogo o inappropriata. Al contrario, un uomo che alzando i toni afferma le proprie idee viene considerato normale e tendenzialmente rispettabile, perché temuto. Nelle imprese a carattere famigliare, è molto più frequente vedere passaggi generazionali al maschile, con incarichi di minore rilievo alle donne. Le uniche donne a cui viene concesso l’agio e privilegio di accostarsi a ruoli più elevati o di manifestarsi come donne forti, sono le donne disponibili a mettersi in mostra e a manifestare un tipo di bellezza stereotipato che esalta il linguaggio del corpo e il potere della seduzione. Donne che seppure non scendano a compromessi, mettono in gioco nella dinamica relazionale messaggi subliminali erotici, capaci di suscitare l’approvazione degli uomini di “potere” che si sentono appagati dalla presenza di una donna (preda) con cui stare al gioco simbolico delle parti. Spesso le donne in posizioni apicali sono quindi delle “protette” degli uomini al vertice, o le loro donne (o aspirate tali), mogli, amanti, che grazie al codice del possesso maschile, si sono guadagnate la loro ricompensa e vengono riconosciute in quanto donne di… mogli di… amanti di… figlie di… sorelle di…
Questo è quel duro soffitto di cristallo che permane nei gruppi formali o informali, dalle organizzazioni alle famiglie e che si insinua inconsciamente dentro la storia delle generazioni. Prenderne coscienza è il primo passo per iniziare a cambiare, soprattutto con il supporto e il rafforzamento della leadership femminile attraverso percorsi per riappropriarsi del proprio valore intrinseco e delle proprie qualità, talenti e competenze, favorendo autonomia, indipendenza e difesa strategica.













