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Cinema e musica. Bari e il Bif&st celebrano il maestro dal 27 aprile al 4 maggio

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Foto di Jelmer de Haas, 2015

Viaggia verso i 91 anni il genio timido Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928), scorpione trasteverino e compositore eclettico, coltissimo e pop, che Bari e il Bif&st da domani 27 aprile fino al 4 maggio festeggiano dedicandogli un vero e proprio festival nel festival, due mostre, la consegna delle chiavi della Città e una serie di incontri e proiezioni dei film con le sue colonne sonore. Si comincia alle 9 del mattino al Petruzzelli con La migliore offerta di Giuseppe Tornatore (2012), in cui la colonna sonora di Morricone per certi versi evoca Bernard Herrmann (il compositore prediletto da Hitchcock) e contribuisce alla suspense del film.

Ma la manifestazione diretta da Felice Laudadio non trascura il trentennale della scomparsa di Sergio Leone (30 aprile 1989), che di  Morricone fu sodale per vent'anni da Per un pugno di dollari (1964) a C'era una volta in America (1984). I due in verità erano amici da molto prima. Praticamente coetanei (Leone era nato il 3 gennaio 1929), furono compagni di classe alle Elementari e di avventure un po' alla maniera dei ragazzi della via Pál lungo la leggendaria scalinata di Viale Glorioso, che veniva "discesa" con delle rudimentali assi di legno, a mo' di slitta degli Indiani d'America, sulle quali i piccoli scavezzacollo facevano pipì per scivolare sulla scalea. "Il mio modo di vedere le cose talvolta è ingenuo, un po' infantile, ma sincero come i bambini della scalinata di viale Glorioso", è la frase di Leone riportata sulla targa, tra Porta Portese e il Gianicolo, che ricorda il luogo caro al regista e al musicista. Morricone è a Bari alla vigilia dell’ultima serie di concerti del suo tour, sempre tutto esaurito, all’Arena di Verona (18 -19 maggio) e alle Terme di Caracalla di Roma (15-16 e 21-22 giugno), con scalette differenti nelle varie serate. Gli ultimi sei concerti di una carriera strepitosa. 

Sarà l’attrice e cantante napoletana Lina Sastri ad aprire il 27 aprile alle 20.30, nel teatro Petruzzelli di Bari, la serata inaugurale del Bif&st. Interpretando canzoni della tradizione partenopea, Sastri accompagnerà il film muto Napoli che canta (1926, 33 minuti) di Leone Roberto Roberti, padre di Sergio Leone. E nella stessa serata Morricone riceverà il "Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence", alla presenza di altri tre premi Oscar: il compositore Nicola Piovani, lo scenografo Gianni Quaranta e lo stesso Tornatore, che con il compositore tra l'altro ha scritto il libro Ennio un maestro (HarperCollins, 2018), presentato dai due autori sabato 27 alle 18.30 nel Teatro Margherita. Eppure Ennio Morricone il suo Oscar ha dovuto attenderlo per tanto, troppo tempo, fino all'età di 87 anni, quando l'ottenne per la colonna sonora di The Hateful Eight di Quentin Tarantino. 

Morricone "inseguiva" la prestigiosa statuetta dal 1978, l'anno in cui ebbe la prima nomination per le musiche del magnifico I giorni del cielo di Terrence Malick, cui ne sono seguite altre cinque, compresa quella finalmente coronata dall’Academy Awards. Quasi quarant’anni di delusioni, la più cocente nell’87 per il mancato riconoscimento alle musiche di Mission di Roland Joffé, e nonostante l’Oscar alla carriera attribuitogli nel 2007, allorché a premiarlo fu Clint Eastwood, amico fin dagli anni ‘60 dei western di Leone musicati da Morricone. Ma se il premio alla carriera ha sempre il sapore di un risarcimento tardivo, un Oscar conquistato nella lizza assume ben altro significato. È stata una sfida vinta, degna di... nota per tutto il Paese che legittimamente se ne inorgoglì.

Autore di estrazione accademica e compositore di avanguardia con il gruppo "Nuova consonanza", Ennio Morricone ha introdotto chitarre, trombe, organi da chiesa, scacciapensieri nella musica da film. D’altronde, c’è una scuola italiana nelle "visioni sonore" che va da Goffredo Petrassi a Nicola Piovani, passando per Mario Nascimbene, Franco Mannino, Giorgio Gaslini, Pino Donaggio, Piero Piccioni, Carlo Siliotto, e, naturalmente, Riz Ortolani e il "nostro" Nino Rota. Morricone - per restare alla collaborazione con Leone - concepì il brano "fischiato" da Alessandro Alessandroni in Per un pugno di dollari (quando il compositore si firmava con lo pseudonimo Dan Savio o Leo Nichols), e "lanciò" il geniale urlo finale di Il buono, il brutto, il cattivo, e commosse mezzo mondo con la struggente orchestrazione di C’era una volta in America dal «Tema di Deborah» al flauto di Pan in «Poverty».

"Dedico questa musica e questo Oscar a mia moglie Maria" (la siciliana Maria Travia, con lui dai primi anni Cinquanta). Così il 29 febbraio 2016, in italiano tradotto dal figlio Giovanni, l’emozionatissimo Morricone chiuse il suo ringraziamento ai membri dell’Academy Awards, mentre la platea del Dolby Theatre di Los Angeles gli tributava una standing ovation. Nel breve discorso il maestro citò il "rivale" sconfitto John Williams (che nella sua carriera è giunto a quota cinque Oscar e cinquanta nomination!), ricordando poi che "non c’è una grande colonna sonora senza un grande ispiratore come Tarantino e il suo team che ringrazio per avermi scelto". Una testimonianza di umiltà e dell’importanza del lavoro collettivo, proprio del cinematografo, che è un implicito monito per tutti, come dire?, tanto piano quanto forte.

Bentornato a Bari, Maestro!

Foto in sovrimpressione di Jelmer de Haas, 2015, dal sito http://www.enniomorricone.org

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