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LA MEMORIA

A Levico un piccolo gioiello con una grande storia

A Levico un piccolo gioiello con una grande storia

L'Hotel Eden a Levico, in Trentino

L’hotel Eden ha attraversato le due guerre mondiali e molti personaggi come Luigi Veronelli e Mike Bongiorno lo hanno scelto come «buen retiro»

15 Luglio 2022

Barbara Bonura

Albergo Italia

Barbara Bonura

Quante storie si nascondono nelle mura di un hotel. Il diario di bordo scritto da Barbara Bonura negli alberghi più belli e suggestivi dello Stivale.

C’è un’immagine particolarmente cara ad Anna Libardi, guida dell’Hotel Eden di Levico e testimonial della famiglia che cura la struttura alle spalle delle celebri Terme sin dal 1958. Un’immagine che ha anche un titolo, come si usava nelle foto di un tempo: Gita con picnic per gli ospiti dell’Hotel Eden al bosco di San Biagio, 1912. Vi sono donne con splendidi cappelli a larga tesa, abiti bianchi con pizzi e ricami come non se ne vedono più. Bambini in prima fila vestiti alla marinaretta, distinti signori con completi di alta sartoria, ma soprattutto un lungo ecumenico tavolo con tovaglie di lino immacolate, imbandito con ogni ben di Dio. Guardando questa foto ogni volta ho un sussulto, pensando a che laboriosità e fatica ci possa essere stata dietro all’organizzazione di un picnic del genere. Per quei tempi era un lavoro titanico!

La Libardi, oggi supportata dai figli Riccardo ed Elena, ha preso il timone di un’impresa che nasceva nel 1892 (quando Levico era ancora parte dell’impero austroungarico) e che i suoi suoceri acquistarono nel 1958. I capostipiti dell’azienda furono Adolfo e la nonna Valeria, poi i nonni Walter e Maria. Poi il testimone è passato all’erede Luca Libardi con la moglie Anna. Oggi Luca non c’è più. Ma i figli rappresentano ormai la quarta generazione. «Tutto partì dal nonno di mio marito – racconta Anna –. Era stato fatto prigioniero nella seconda guerra mondiale. Finì nell’isola di Man e lì fece il maggiordomo presso la residenza di alcuni nobili inglesi. Così imparò il mestiere. Dopo anni in cui fece esperienza nei grandi hotel a Nizza e in altre parti della Francia, tornò a Levico. E piano piano riuscì a comprare l’Eden».

A far diventare Levico una destinazione turistica per eccellenza furono proprio le frequentazioni dell’alta aristocrazia dell’impero austroungarico. Nobili dediti a ciò che oggi chiameremmo il fiwellness, che seppero intuire le qualità e l’enorme potenziale delle acque termali in un bellissimo contesto paesaggistico. «L’Eden fu costruito assieme ad altri due hotel qui vicino proprio per dare accoglienza a questi nobili che avevano intuito quanto benefiche potessero essere queste acque minerali ferruginose – racconta Anna Libardi –. Nell’hotel abbiamo trovato un affresco che è datato 1892. Lo custodiamo con cura perché rappresenta proprio la nascita della struttura». Ma la storia è entrata da più parti in questo piccolo gioiello centralissimo, dalla facciata antica, rinnovato all’interno (con tanto di spa e ristorante di altissimo livello) mantendendo rigorosamente l’impronta originaria. Il primo aprile del 1894, due anni dopo la costruzione dell’hotel, sotto il regno dell'imperatore Francesco Giuseppe Levico fu elevato al rango di città.

Un piccolo centro con un grande destino impegnato in entrambe le guerre: dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre del ’43 infatti, Hitler e i gerarchi nazisti stabilirono di unire le tre province di Belluno, Bolzano e Trento e per poco più di un anno e mezzo questo territorio fu sottoposto al diretto controllo tedesco. L’Eden fu requisito dalla Wehrmacht e diventò per un periodo di uso esclusivo delle forze naziste. «Durante i lavori di ristrutturazione – racconta la Libardi – trovammo dipinta in una delle salette la temibile aquila nera, stemma della Germania nazista. Abbiamo davvero steso un pietoso strato di bianco su questa immagine che certo non volevamo sopravvivesse nel nostro hotel».

Molti personaggi di calibro hanno scelto l’Eden per un soggiorno felice: dal celebre giornalista e critico Luigi Veronelli a Mike Bongiorno. Il conduttore Rai, che amava la montagna e l’Eden, non avendo una grande vista pare che con un sussulto abbia fatto rovesciare un intero vassoio con bicchiere di amaro annesso, spaventato dal cameriere – non visto - che scrupolosamente stava ottemperando alla sua richiesta. Il conte Gonzaga a sua volta, scendeva con frequenza all’Eden, consapevole che ogni suo desiderio sarebbe stato un ordine: lui voleva sempre lo spaghetto a mezzanotte. Ultimo ma non da ultimo, un nobile siciliano di cui non riveleremo il nome. In tempi in cui il telefono era ai suoi albori e comunicare tra reception e camera era difficile, egli trovò un sistema tutto suo per chiedere la colazione in camera: buttava un petardo nella tromba delle scale. E la colazione era servita.

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