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Villa Las Tronas e i favolosi anni '60

Villa Las Tronas e i favolosi anni '60

Il mare che fascia Alghero è straordinario, in quel passaggio di blu della costa nord occidentale dell'isola dei coralli

01 Luglio 2022

Barbara Bonura

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Barbara Bonura

Quante storie si nascondono nelle mura di un hotel. Il diario di bordo scritto da Barbara Bonura negli alberghi più belli e suggestivi dello Stivale.

«Mia madre non lo deve sapere che voglio andare ad Alghero, In compagnia di uno straniero. Le corse sfrenate.. Di sera l’estate.. Musica, la sabbia è musica, cristalli scintillanti sulla pelle».
La cantava così Alghero, l’indimenticabile Giuni Russo. Era il 1986 quando questa hit spopolò, ma il brano continua senza sosta a colorare ancora oggi le nostre estati. Forse proprio quel nome così ruvido e attraente della città nobile della Sardegna ha creato un fascino infinito attorno ad essa. Senz’altro anche la voce straordinaria della Russo ha fatto la sua parte.
Ma soprattutto il mare che fascia Alghero è straordinario, in quel passaggio di blu della costa nord occidentale dell’«isola dei coralli», come la definiva la signora della psichiatria Nereide Rudas, studiosa e coltissima conoscitrice della sua Sardegna.
Quel mare deve aver stregato i frequentatori di Villa Las Tronas, fatta edificare da Alessandro terzo, conte di Sant’Elia, intorno al 1880, affacciata sulla riva infinita del promontorio che si insinua tra Cala Lavatoio a Nord e Cala Capone a Sud. Il nome dell’edificio è mutuato dai «pulpiti», termine algherese per indicare quelle forme tutte particolari di alcuni faraglioni che circondano la villa e che ormai sono per la maggior parte erosi dal mare.
Oggi Villa Las Tronas è un esclusivo hotel a 5 stelle, si può definire l’icona della città di Alghero, un approdo per quei «felici pochi» che riescono a trascorrervi un soggiorno sapendo di trovarsi in una posizione spettacolare ma anche nel cuore della storia.
Insomma, secondo il vecchio adagio, noblesseoblige: siamo di fronte ad una villa le cui mura di cinta scivolano giù fino al mare, cosa rarissima tra gli edifici privati. A separarla dal passaggio cittadino, un parco secolare di una bellezza selvaggia, come solo la natura sarda sa essere.
Nella sua prima vita, Villa Las Tronas era la perfetta residenza per aristocratici dell’epoca. Un privilegio assoluto poterla utilizzare come casotto di caccia, cosa che accadeva proprio ai suoi inizi. Poi, intorno al 1920, venne ristrutturata secondo i gusti di quegli anni e la sua forma andò vagamente somigliando ad un castello medievale. Perché agli inizi del Novecento, effettivamente, il recupero di quel tipo di architettura, tra il gotico e il tardo medievale, era in voga ed era solitamente indice di una certa opulenza..
Fu così che la Villa diventò sostanzialmente il ritrovo della Sardegna «bene»: la migliore società dell’epoca si ritrovava in questi ambienti. Bastano pochi esempi per comprendere l’appannaggio di questa residenza: ospiti abituali di Villa Las Tronas furono le principesse Romanov e i Reali d’Italia. La destinazione d’uso non poteva creare confusione: l’estate era il luogo per i terapeutici, benefici, liberatori bagni di mare; l’inverno veniva utilizzata per la caccia, peraltro in un territorio notoriamente ricco di prede per nobili e reali annoiati.
Dietro quell’infinito blu, chissà la storia che passi andava facendo.. Quante colazioni e dibattiti politici tra gli uomini si saranno consumate, e quanti convenevoli e petit dejeuner si saranno organizzati sulla spiaggia, tra riccioli al sole, trine e merletti di donne apparentemente spensierate.
Un mondo che ha lasciato di sicuro le sue tracce ben visibili nei due salotti offerti in dono dalle Romanov a Don Luigi, che ancora oggi si palesano in tutta la loro bellezza nella famosa Sala Rosa dell’hotel, al piano terra della villa.
Poi arrivarono i «fab 60», quei favolosi anni Sessanta (del XX secolo, meglio specificarlo) in cui le parole d’ordine erano «ricostruzione», «ammodernamento». Non è poi così diverso in questo XXI secolo, in cui è tutto un ripetere parole come «transizione ecologica» o «innovazione digitale»..
Sarà proprio nel 1961 che Villa Las Tronas verrà trasformata definitivamente in hotel luxury e che arriverà ad essere ciò che vediamo oggi. Un tipo di struttura dal carattere esclusivo sicuramente, con le sue due piscine, una che affaccia sul mare, l’altra interna riscaldata anche per l’inverno, la spa, l’eliporto e quant’altro..
Ma non è soltanto per il lusso e per la spettacolare bellezza del paesaggio che questo hotel emoziona, quanto per l’eco della sua storia, con passaggi di personaggi straordinari e l’eleganza che ad essi tutt’oggi sopravvive.
Del resto, è anche il mistero della Sardegna a parlare: quell’isola dei coralli, interpretata dalla Rudas come «arborescenza di corallo, che invece di espandersi e dilatarsi all’esterno, si è inabissata, ramificandosi in un mare interno, diventando tenace e labirintica».

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