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Montecatini-mania da Leopoldo II a Verdi

Montecatini-mania da Leopoldo II a Verdi

Portando la scena al presente, oggi a Montecatini Terme il Grand Hotel Plaza, concepito alla nascita con il nome appunto di Locanda Maggiore, mostra la sua splendida facciata nel cuore della cittadina termale prediletta dall’alta borghesia e la nobiltà di un tempo

06 Maggio 2022

Barbara Bonura

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Quante storie si nascondono nelle mura di un hotel. Il diario di bordo scritto da Barbara Bonura negli alberghi più belli e suggestivi dello Stivale.

Il primo atto della vecchia Locanda Maggiore di Montecatini Terme fu scritto dal Granduca di Lorena, Pietro Leopoldo I. I successivi sono celebrati nella musica universale di Giuseppe Verdi.
Portando la scena al presente, oggi a Montecatini Terme il Grand Hotel Plaza, concepito alla nascita con il nome appunto di Locanda Maggiore, mostra la sua splendida facciata nel cuore della cittadina termale prediletta dall’alta borghesia e la nobiltà di un tempo. Ma procedendo con ordine va fatto un passo indietro: si rimane sorpresi nello scoprire che fu proprio quel Pietro Leopoldo I, detto invero Leopoldo II d’Asburgo-Lorena e Granduca di Toscana, a dare il via con piglio avveniristico alla creazione di una località del «wellness», facendo realizzare la bonifica delle zone paludose del territorio e mettendo a frutto lo straordinario effetto terapeutico di quelle acque termali medicamentose.
Insomma, fu il futuro Imperatore d’Austria a mettere in campo forze e professionisti della corte, in primis l’architetto fiorentino Maria Gaspare Paoletti, per fondare dal nulla Montecatini, la cittadina italiana termale di eccellenza.
Insieme a questo mondo nuovo che vedeva la luce verso la fine del Settecento, si profilava la strada verso il futuro: quello cioè in cui i Lorena avrebbero separato nettamente le proprietà regie dai beni termali con vocazione commerciale, donandoli nel 1784 ai Monaci che incaricarono a loro volta il Paoletti per la costruzione della Locanda Maggiore: si arrivò così ad edificare la prima struttura ricettiva del territorio, dai caratteri distintivi di impronta regale.
Quanta storia ha attraversato il Grand Hotel Plaza. Del resto Montecatini è stata luogo ideale per l’ispirazione di grandi protagonisti della storia musicale. Gioacchino Rossini ha trascorso a Montecatini lunghi periodi, soggiornando sempre alla Locanda Maggiore, e si conserva ancora la sua «stanza della musica».
Ma è stato Giuseppe Verdi a fare di Montecatini il suo buen retiro, prediligendo per i suoi soggiorni estivi l’hotel storico nel quale avrebbe lasciato le sue tracce. Il Cigno di Busseto qui si ritirava per riprendere l’ispirazione, per incontrare gli amici Arrigo Boito e Giulio Ricordi, per comporre la musica di pagine importantissime della sua produzione come il terzo atto di Otello e l’orchestrazione del Falstaff.
Non è un caso che i suoi oggetti personali, il pianoforte e tante altre testimonianze come fotografie e documenti autografi, siano conservati presso l’Accademia d’Arte di Montecatini. Pensare che fu proprio a quel pianoforte, a disposizione del maestro nell’albergo stesso, che Verdi compose di giorno in giorno la musica dell’Otello nel luglio 1886.
Ci piace immaginare, come avvolgendo all’indietro la pellicola di un film e basandoci anche sulle testimonianze di allora, un uomo dal piglio severo e dal fare silenzioso, la mente immersa nei suoi pentagrammi, concentrato in solitudine creativa, circondato dalle attenzioni della sua corte, che arriva puntuale ogni 3 di luglio dal 1882 al 1900 nell’hotel della cittadina termale, certo di trovare benessere nel suo soggiorno. Ed accanto a lui, con fedele dedizione, il vecchio proprietario dell’attuale Grand Hotel Plaza, Napoleone Melani, efficientissimo nel tenere lontano curiosi e visitatori dal suo cliente così speciale.
Oggi al Grand Hotel Plaza si vive di ricordi ma anche di presente: la struttura di monumentale bellezza con i suoi particolari architettonici, le decorazioni, le vetrate colorate, i bronzi, gli stucchi e i legni intarsiati è stata oggetto di restauri ed è un esempio di lusso e sobrietà allo stesso tempo. Ma anche se rinnovato, l’albergo restituisce ancora lo splendore di tempi in cui attirava attorno a sé il gotha della finanza, della politica e della nobiltà internazionale. Si tratta di un luogo che vuole celebrare il Maestro senza sosta.
Capita così di trovarsi nel salone principale e leggere il testo della lapide a lui dedicata: «Questa per molte estati fino all’anno MCM fu grata dimora di Giuseppe Verdi. Quando stanco quasi di gloria cercava tra il verde dei campi e lo splendor del cielo la quiete serena dello spirito che sempre antepose a tutti gli strepiti del trionfo».

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