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Mentha piperita.

A scuola di cucina

Asya Argentieri

Asya Argentieri

Asya Argentieri è una studentessa al secondo anno della Triennale di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. L'obiettivo che si prefigge questo blog è quello di far conoscere ogni aspetto del cibo e trasferire la passione della buona cucina non solo a coloro che ne conoscono il lato gustativo. Il cibo infatti, è molto di più di quello che viene rappresentato a tavola e che spesso non viene raccontato. La passione di Asya che per ragioni di studio ora gira il mondo allo scopo di conoscere le diverse culture e i metodi applicati alla cucina «deriva - racconta - anche dal luogo in cui sono nata: la Puglia». «Una regione in cui - aggiunge - nel passato il cibo assumeva particolari significati e che oggi abbiamo perso di vista».

Finalmente è arrivato il grande caldo estivo, o quasi, e insieme ad esso sono arrivate molte erbette spontanee nate di qua e di la per caso nelle nostre campagne. Oggi parliamo proprio della protagonista estiva tra queste piante: la menta. Chiamata scientificamente Mentha piperita è una pianta perenne, ossia presente quasi tutto l'anno, dai fiori bianchi e rosa. È una pianta notevole per le sue prestazioni, in quanto riesce ad adattarsi bene quasi ad ogni tipo di terreno, anche se apprezza di più due tipologie di terreni: quelli umidi e paludosi. Essa è un ibrido naturale nato intorno al Seicento, dal sapore molto forte adatto nelle preparazioni di dolci e bevande.

Molto interessante è la sua storia, che deriva da un'altra storia narrata da Ovidio che racconta della ninfa “Myntha”, creatura di bellezza straordinaria. La leggenda narra che la ninfa venne trasformata nella menta dalla moglie di Plutone, poiché invidiosa della sua bellezza e gelosa dell'amore nato tra suo marito e la ninfa. Ma la storia terminerà con l'ultimo dono donato dal dio come gesto d'amore, ossia il caratteristico profumo della menta che non passa di certo inosservato. Nell'antichità la menta era molto apprezzata, soprattutto per le sue qualità terapeutiche. La Bibbia cita la menta tra gli usi tipici degli ebrei, che la utilizzavano per profumare le mense ed elevare lo spirito. E non solo, anche le spose la utilizzavano per essere gradite dagli sposi.

Attualmente la menta è molto utilizzata in Italia e soprattutto nel sud Italia, sia per le sue qualità aromatizzanti che per i benefici che dona al corpo. Infatti, si riconosce che essa abbia un'azione corroborante dello stomaco e del sistema nervoso centrale, e se ne consiglia l'uso per curare l'alito cattivo e le eventuali infiammazioni della mucosa. Ritornando alla cucina, possiamo citare Apicio, che la utilizzava per insaporire soprattutto i piatti rustici, e nella cucina meridionale è protagonista di molti piatti come paste, semifreddi, frutta e verdure, soprattutto zucchine e melanzane.

Concludo citando uno studio condotto sull'olio essenziale della menta piperita pubblicato su PubMed, che discute degli effetti dell'aromaterapia con olio di menta piperita, sulla gravità della nausea e vomito in gravidanza. “La nausea e il vomito sono lamentele comuni nella prima metà della gravidanza. Questi sintomi possono influenzare in modo significativo la vita personale e professionale di una persona. L'aromaterapia è una tra le tipologie di medicina complementare che viene utilizzata nel trattamento della nausea e del vomito. L'obiettivo di questo studio era di determinare l'effetto dell'aromaterapia con olio di menta piperita sulla gravità della nausea e del vomito in gravidanza (NVP). È stato uno studio clinico in cieco condotto su 56 donne in gravidanza con gravità da lieve a moderata di NVP e da 6 a 20 settimane di età gestazionale. Dopo la determinazione dell'età gestazionale e della gravità di NVP in ogni donna, sono stati assegnati in modo casuale a uno dei due gruppi: olio di menta piperita (n = 28) o placebo (n = 28). L'aromaterapia per inalazione è stata effettuata per quattro giorni e alla fine di ogni giornata, hanno risposto al questionario di quantificazione della gravidanza del questionario Emesis / Nausea (PUQE). I dati ottenuti sono stati analizzati con test Mann-Whitney e ANOVA con misure ripetute utilizzando la versione 22 del software SPSS. Inoltre, il livello di significatività era p <0,05. Le conclusioni del test riportano una differenza tra placebo ed olio quasi indifferente, dovuta forse ad un'influenza di meccanismi neurologici.”

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