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Giovedì 24 Maggio 2018 | 12:02

Omicidio

Barletta, il killer armato entra in pescheria per uccidere un 39enne

BARI - Un pregiudicato di Trani, Antonio Rizzi, considerato dagli investigatori elemento di spicco della criminalità locale, è stato arrestato dai carabinieri perchè ritenuto responsabile dell’omicidio premeditato, in concorso, di Francesco Di Leo, avvenuto con modalità particolarmente cruente in una rivendita di prodotti ittici il 3 luglio 2016 a Barletta.

La vittima, all’epoca 39 enne e con piccoli precedenti, gestiva una pescheria a San Ferdinando di Puglia e si approvvigionava di merce a Barletta nella rivendita di mitili del pluripregiudicato barlettano Ruggiero Lattanzio. All’alba del 3 luglio, due persone a bordo di un’auto raggiunsero la zona dell’omicidio. Il passeggero scese dell’auto armato con un fucile, entrò in una rivendita di ghiaccio, ma accortosi che era il negozio sbagliato ne uscì entrando nella vicina pescheria.

Accortosi che l’arma si era inceppata, tornò all’auto, lasciò il fucile e prese una pistola con la quale sparò nuovamente contro Di Leo che, ferito mortalmente in varie parti del corpo, morì poco dopo. Rizzi è stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bari , Angela Susca, su sostituto procuratore della Dda di Bari Giuseppe Maralfa. A Rizzi è contestata anche la detenzione ed il porto illegale di un fucile e di una pistola cal. 7,65 con i quali ha commesso il delitto e la ricettazione dell’autovettura utilizzata che era stata rubata. SEcondo gli investigatori, il vero obiettivo dell’agguato non era Rizzi ma Lattanzio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, qualche giorno prima del delitto, due soci di Rizzi, insieme gestori di una pescheria a Trani, avevano incontrato un commerciante di Barletta, Ruggiero Lattanzio, pluripregiudicato del posto, manifestandogli l’intenzione di Rizzi di acquisire il controllo del mercato del pesce nella zona, monopolizzando l'acquisto dei frutti di mare a Barletta. Lattanzio, conosciuto nell’ambiente con il soprannome di «Rino non lo so» aveva risposto picchiandoli, affronto che Rizzi voleva risanare sparando a Lattanzio.

Quando, però, il giorno dopo, con un complice alla guida, a bordo di una Fiat Tipo grigia provento di furto, il killer raggiunse in piazza Marina a Barletta la pescheria di Lattanzio, anziché sparare al suo indirizzo, colpì un avventore, Il canosino Francesco Di Leo. Nel corso delle indagini, riferiscono gli inquirenti, Rizzi avrebbe anche tentato di inquinare le prove creandosi un falso alibi. Contro di lui, però, oltre alle testimonianze e alle immagini delle telecamere di video sorveglianza, ci sono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia.

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