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Sabato 18 Novembre 2017 | 09:37

L'episodio dell'8 giugno scorso

Bari, coppia gay pestata
e rapinata: due arresti


Un’aggressione omofoba nella piazza barese simbolo delle battaglie per i diritti gay. È in Largo Adua, sul lungomare, nel cuore della movida barese, che lo scorso 8 giugno una coppia di 30enni omosessuali è stata brutalmente aggredita da un branco di sette ragazzi, tre dei quali, giovanissimi, identificati e due arrestati ieri dalla Polizia (mentre un altro minorenne è attualmente indagati a piede libero e nei suoi confronti procede la Procura per i Minorenni di Bari).

Stando a quanto ricostruito dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento del pm Bruna Manganelli, i due trentenni, un barese e il suo compagno spagnolo che era in vacanza in Puglia, sarebbero stati prima insultati perché omosessuali all’uscita da un locale, poi picchiati con calci e pugni e infine rapinati delle collanine e di un anello che indossavano. Il locale è lo stesso in cui anni fa gli attivisti delle associazioni Lgbt baresi si riunivano per confrontarsi e organizzare eventi in vista del Gay Pride. Le immagini video acquisite hanno consentito di identificare alcuni componenti del gruppo di aggressori, ma le indagini proseguono per individuare gli altri quattro. I due arrestati, che hanno 19 e 20 anni, sono stati condotti in carcere e nei prossimi giorni saranno interrogati dal gip.

«Quello che più ci spaventa - commenta Valentina Vigliarolo, presidente di Arcigay Bari - è la giovanissima età degli aggressori, dovuta secondo noi ai movimenti d’odio che si si stanno diffondendo negli ultimi anni. Noi chiediamo ai ragazzi gay di esporsi, di fare coming out, di denunciare quando sono vittime di discriminazioni e violenze e questo non sempre è scontato perché significa metterci la faccia. Ma lo Stato poi non ci protegge, considerando le violenze per omofobia al pari delle altre. L’aggressione di una coppia omosessuale è un’aggressione d’odio». «Per questo - dice - chiediamo da anni una legge nazionale che abbia valore punitivo nei confronti di queste forme di aggressioni». La vicenda è stata comunicata all’Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti Discriminatori istituiti presso il ministero dell’Interno per la tutela delle vittime dei reati a sfondo discriminatorio (hate crimes).

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