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Giovedì 23 Novembre 2017 | 13:59

Blitz dei vigili

Bari, medico bruciava letame
e ammorbava il rione Japigia: scoperto e denunciato Video

Ogni sera il rogo provocava una puzza insopportabile: scoperta in serata. Il professionista (in servizio all'Oncologico): non so nulla


Ogni sera, puntualmente dopo una certa ora, quella puzza ammorbava tutto il quartiere Japigia suscitando le ire della gente che prendeva d'assalto i centralini di vigili urbani e pompieri. Ci sono voluti alcuni giorni ma alla fine la Polizia municipale è riuscita a risalire alla fonte di inquinamento un terreno privato in una contrada nei pressi di Mungivacca adibito a maneggio. Cosa provocava quell'olezzo nauseabondo? La combustione di quintali di letame; proprio così, la sera, alla stessa ora, un grande falò mandava in fumo lo sterco che, anziché finire sparso nel terreno oppure smaltito (come prevede la norma, con inevitabili costi che il proprietario evidentemente non voleva sostenere), diventava cenere tossica.

In serata il blitz dei vigili - coordinati dal comandante, Nicola Marzulli - nel terreno di proprietà di un medico, direttore di una unità operativa dell'Irccs Giovanni Paolo II  che si occupa di Epidemiologia e responsabile del Registro tumori: all'arrivo della Polizia municipale, intervenuta con una squadra dei vigili del fuoco, il professionista - che abita in una villa di fronte al terreno incriminato - ha detto di non sapere nulla di quegli incendi. Circostanza a cui non hanno creduto i vigili in quanto trattasi di un'area completamente recintata, con gli accessi regolarmente chiusi, e non facilmente raggiungibile se non dagli addetti ai lavori. 

Non è stato facile individuare la zona del focolaio: per alcune serate, due agenti della Polizia municipale hanno battuto la zona nel tentativo di localizzare la fonte di quella puzza. Accantonata l'ipotesi che si trattasse di rifiuti bruciati dai nomadi, e scartata anche l'ipotesi di un oleificio, il colpo di fortuna nella serata di sabato quando l'attenzione degli agenti è stata attirata da alcuni bagliori provenienti dalla zona di Mungivacca. Dopo aver raggiunto il posto, sperduto e in aperta campagna, hanno finalmente trovato una risposta alle varie domande. Le operazioni di spegnimento, con l'impiego anche di una ruspa come dimostrano le immagini, hanno richiesto qualche ora: poi i sigilli all'intera area. Per il medico scatteranno una serie di denunce: tra queste quella di abbandono di rifiuti nonché il danno cagionato all'ambiente dall'immissione di fumi pericolosi. Sul posto, intanto, sono ancora accatastate montagne di letame in attesa di (regolare) smaltimento. @nicolapepe

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Commenti all'articolo

  • Anthony Green

    07 Novembre 2016 - 10:10

    cavolo, ma il letame fa bene, per secoli è stato ricercato da tutti i contadini di questo mondo: perché bruciare una sostanza così preziosa? Abbiamo perso il contatto con il nostro mondo e questo è gravissimo

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  • revisore

    06 Novembre 2016 - 15:03

    Negli USA ora starebbe in galera e vi resterebbe per almeno dieci anni dopo aver saldato anche i danni alla comunità.Da noi continuerà a fare porcherie.

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  • rossini

    06 Novembre 2016 - 08:08

    E bravo il medico sporcaccione! Se tanto mi dà tanto, dell'unità operativa che dirige deve esserci un'igiene da terzo mondo.

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