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Domenica 21 Gennaio 2018 | 14:00

i nodi del lavoro

Aspiranti vigili, in 1.328
disertano il concorso

Su 1.924 candidati, solo 596 hanno partecipato alla prova della preselezione

Aspiranti vigili, in 1.328 disertano il concorso

FABIO VENERE

Concorso per 2 posti da vigile urbano, avrebbero dovuto essere in 1.924 ma se ne sono presentati 596. Appena il 31 per cento dei candidati. All’appello, quindi, ne mancavano 1.328. In questa vicenda i numeri, aridi per forza di cose, s’intrecciano con le voci di chi, ieri mattina, era davanti al cancello della «Saram» per rispondere al quiz multidisciplinare. La prova preselettiva, la prima delle tre previste dall’avviso pubblico indetto dal Comune di Taranto (quiz, compito scritto, esame orale), ha rappresentato un mix concentrato e perfetto delle ansie e delle speranze di una generazione intera. Gli aspiranti vigili urbani (pardon, poliziotti locali), infatti, erano molto giovani. Nonostante il clima rigido (alle 7,30 c’erano appena 6 gradi) ed un vento gelido a tratti sferzante li costringa a coprire parzialmente i loro volti con cappelli e sciarpe, si intuisce agevolmente che l’età media possa oscillare tra i 25 e i 35 anni. Poi, a ridosso, c’è la fascia tra i 35enni e i poco più che 40enni a completare l’elenco dei partecipanti quasi incollati ai cancelli della scuola d’addestramento dell’Aeronautica militare, scelta dal Municipio come sede del concorso.

Ribaditi i numeri in partenza, sottolineato l’aspetto anagrafico, in ultimo c’è quello geografico. I candidati, o meglio chi ha deciso di misurarsi in questa prova, sono in gran prevalenza di Taranto. A ruota, sul taccuino del cronista che si aggira tra di loro, ci sono alcuni comuni della provincia (Grottaglie, in particolar modo) mentre tra le altre città di provenienza si segnala una folta rappresentanza di giovani residenti a Bari e nel Nord Barese ma c’è anche un piccolo gruppo di siciliani. Che inseguono partendo da Messina o da Catania il mito italico del posto fisso.

Alla fine è, giustamente, questo quello che si cerca. Lo dice apertamente Francesco fumando l’ultima sigaretta prima di varcare il cancello: «La mia generazione è messa in ginocchio, offesa, umiliata dalla continua e devastante precarizzazione del mondo del lavoro. Mi dica lei - chiede quasi con tono di sfida - cosa c’è mai di male nel partecipare ad un concorso pubblico. Il problema è un altro. Risultare idoneo è come vincere alla lotteria e - conclude - ammesso che lo si vinca, possono poi trascorrere anche anni prima di essere assunto. E comunque vada è pur sempre un’esperienza». No, naturalmente, non c’è nulla di male a cercare di indossare la divisa da vigile urbano che, peraltro, è una delle poche attività lavorative ormai che rientra nel ristretto novero del posto fisso. E quando sente Francesco parlare di «lotteria», Giuseppe (originario della provincia di Taranto) che gli sta quasi accanto, ribatte scherzando: «Beh, visto il periodo, allora proviamo a fare tombola. Pensi un po’, io sono pure laureato e mi trovo qui in fila per un concorso per fare, nella migliore delle ipotesi, il maresciallo nei vigili urbani». Si vede qualche sorriso che stempera l’inevitabile e normale tensione. Giuseppe non è l’unico laureato che si è cimentato ieri nel test multidisciplinare. Nel racconto della «Gazzetta», infatti, finiscono le brevi storie personali di chi ha finito gli studi universitari in Giurisprudenza («ma non voglio fare l’avvocato», così come sentenzia Mimmo) piuttosto che in Lettere («ma vado avanti a fare le supplenze», così come fa sapere Anna). E c’è anche chi si affida, verrebbe da dire disperatamente, a questo concorso come l’ultimo tentativo per non lasciare la propria terra di origine. «Il tempo passa. Scorre inesorabile davanti a te. Ce la sto mettendo tutta, credetemi, ma sinora ho collezionato solo lavori precari. Che vanno dai tirocini a stage più o meno retribuiti. So, però, che non posso andare avanti così e non voglio più - dice con amarezza Alessandro - continuare a chiedere a mio padre i soldi per la benzina o per una pizza. È umiliante. Ed allora, mi concedo qualche altro mese di tempo tra concorsi e colloqui che ho in agenda, poi - conclude - dovrò necessariamente andarmene da Taranto. Dove? Non lo so. Al Centro - Nord, forse o magari anche in Germania dove già sono andati diversi miei amici. Sono legato, nonostante tutto, a questa terra, alla mia terra, ma temo di non poter avere più alternative».

La prova è terminata alle 12 di ieri, senza particolari problemi. Dovevano essere in 1.924 ma erano 596. Gli altri 1.328 sono stati sovrastati da una valanga che ha cancellato ogni loro illusione, qualsiasi speranza. In attesa di conoscere i nomi dei due vigili urbani idonei, ieri c’è già stato un vincitore. Anzi, una vincitrice: la rassegnazione.

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