Martedì 17 Luglio 2018 | 15:51

il processo

Omicidio Nibbio in Cassazione
confermata la pena a 30 anni

Diventa definitiva la sentenza nei confronti dell'omicida Francesco Leone

Omicidio Nibbio in Cassazione confermata la pena a 30 anni

di Francesco Casula

Diventa definitiva la condanna a 30 anni di reclusione nei confronti di Francesco Leone, ritenuto l’autore dell’omicidio di Nicola Nibbio avvenuto il 2 agosto 2012 nel quartiere di Tramontone.

La Corte di Cassazione ieri ha infatti confermato la pena inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto nei confronti di Leone rendendo a questo punto irrevocabile il verdetto. Anche nell’ultimo grado di giudizio, quindi, la Suprema Corte ha dato ragione alla tesi dell’accusa.

La Cassazione, inoltre, ha confermato la condanna a 5 anni per Domenico Mastrovito che rispondeva dell’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso con Leone.

In secondo grado era stato il procuratore generale Mario Barruffa a chiedere la conferma della condanna a 30 anni di carcere e nella sua requisitoria aveva ricostruito la vicenda che in primo grado aveva già portato alla pesante condanna nei confronti del tarantino.

Al termine del processo di secondo grado, però, la Corte d’Assise d’Appello di Taranto avevano assolto due donne accusate di favoreggiamento annullando la condanna a un anno e otto mesi di reclusione che avevano riportato al termine del primo grado.

Si chiude quindi definitivamente un il procedimento penale che fu definito nella sentenza del Tribunale di Taranto «un omicidio inutile».

In quelle 81 pagine depositate al termine del processo di primo grado infatti, la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Cesarina Trunfio e, a latere, Fulvia Misserini, aveva spiegato che il vero bersaglio della spedizione di Leone era Giuseppe Catapano, membro di una famiglia di spessore nel panorama criminale locale.

Per i giudici, infatti, fu per la gestione del traffico di stupefacenti che maturarono i contrasti tra i Leone e i Catapano: «Non si tratta di una guerra di mala - scrissero nella sentenza di primo grado - ma di una scossa di assestamento, di un litigio tra la famiglia Leone che aveva deciso di espandere la gestione dei suoi traffici illeciti anche sui territori del Tramontone e quella dei Catapano che per tanto tempo nel quartiere Tramontone hanno abitato».

Alla base di questa convinzione ci sarebbero una serie di intercettazioni provenienti dall’inchiesta antimafia «Alias» e tra queste la conversazione nella quale un avvocato tarantino, Giuseppe Cagnetta, spiegava al boss Orlando D’Oronzo come la morte di Nibbio sia stata accidentale: «solo che si mise in mezzo Nik-Nik (soprannome di Nibbio - ndr) e disse «Vabbè, ma c’è bisogno di portare la pistola?» «Tu statti zitto!», bum-bum, e l’hanno... e l’hanno ucciso a quel povero ragazzo».

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