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Sabato 18 Novembre 2017 | 07:43

taranto

Il vice prefetto
che ama il tango

La funzionaria di governo Stefania Fornaro supporta il Commissario straordinario per le bonifiche Vera Corbelli

Il vice prefetto che ama il tango

di Arturo Guastella

«Il tango è poesia, è pura passione, uno stato di vita che fonde il sangre caliente dei latini con la nostalgia di quelle terre lontane», e, ancora, «El Tango Poeta è un abbraccio magico dal quale è difficile liberarsi. E sono funi e nodi di vecchi marinai, corde tese che vibrano nel cuore». Così, Jorge Luis Borges, l’immenso scrittore argentino di «Finzioni», tratteggiava la passione dei suoi conterranei e, in senso più lato, dei popoli latini per il tango, e la sua stessa passione per questa espressione dinamica dell’anima e del corpo, invidiando il suo antico amico, il poeta Evaristo Carriego, che nel quartiere dove era vissuto lo scrittore, era a tutti noto come El Tango Poeta. Quelle figure slanciate, poi, disegnate in armonici pentagrammi, dove la musica si fonde con la leggiadria delle movenze, evoca languori sentimentali, luci soffuse, ragazze dalle gonne vaporose, lunghe basette di volti virili. Da quelle ragazze, se ne stacca una, alta, longilinea, dal sorriso ammaliante e par di vederla, mentre accenna un passo di danza, quasi come in un dipinto di Pierre Auguste Renoir, o se, preferite, di Edgar Degas. Ora che vi ho incuriosito abbastanza con «pasos dobles» e «volteggi», con richiami agli Espressionisti e agli Impressionisti, vi aspettereste che il personaggio di cui voglio raccontare, sia una Isadora Duncan, o una «Etoile» del teatro dell’Opera di Parigi. Niente affatto e niente di più lontano.

La nostra eroina, invece, è un alto funzionario del Governo, un vice prefetto, addirittura, e l’accenno al ballo è soltanto perché essa stessa è innamorata dell’arte di Tersicore, della musica e di qualsiasi espressione artistica in grado di procurare un lungo brivido alla schiena. Stefania Fornaro, questo il suo nome, fra l’altro, è attualmente vice prefetto a supporto del Commissario straordinario, Vera Corbelli, per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, assolvendo in questa funzione al ruolo fondamentale di facilitare il dialogo inter-istituzionale con i cosiddetti attori sociali e con la Arcidiocesi di Taranto, nonché di coordinamento di vari progetti. «Detta così - si lascia andare ad una risata - sembra quasi la filastrocca di una poesia di Francesco Berni», quella, aggiungo io, che per Benedetto Croce, «lodava cose non lodevoli e asseriva verità non vere…».

Invece Stefania, dietro a quel suo aspetto da «Silfide» e a quella sua espressione quasi sognante, fa intravvedere un’intelligenza acutissima e un carattere niente affatto malleabile. Gli stessi che le hanno permesso di completare gli studi sempre ai primissimi posti, e con il massimo dei voti e la lode e, nell’esercizio della sua professione, di espletarlo nella maniera più consona, senza mai scendere a compromessi. E se lo ricordano bene in Campania, quando, componente della Commissione Straordinaria del Comune di Pozzuoli, sciolto per infiltrazioni e condizionamento mafioso, come facente parte del gruppo di lavoro istituito presso il servizio ispettivo dell’autorità per la Vigilanza sui contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture, riuscì a bloccare un contratto multimilionario ad un potentissimo imprenditore napoletano, quell’Alfredo Romeo, coinvolto di recente nello scandalo della Consip. Se non avessi il timore di annoiare ancor più i miei dieci lettori, sarei tentato di continuare con il «cursus honorum», la carriera, della nostra eroina, accennando al fatto che è stata vice-capufficio stampa di ben due ministri, Piazza e Bassanini, e nello staff direttivo di non so quanti sottosegretari, o un paio anni fa, quale dirigente dell’Ufficio Studi dell’Amministrazione degli Interni, di aver elaborato progetti ad alto contenuto di innovazione, fra cui. la redazione dell’architettura redazionale della rivista on-line della scuola, l’offerta didattica di Open Coesione, un modulo formativo nuovissimo e riconosciuto a livello mondiale, rivolto alla dirigenza anche prefettizia nonché la costruzione e realizzazione di una rassegna innovativa e di grande successo, «Amministrazione Aperta» inclusiva delle eccellenze di tutti i campi del sapere.

Ora, sicuro di avervi annoiato a sufficienza, cominciamo con le domande maliziose e tendenziose. Come mai, visto il tuo aspetto gradevolissimo, non ti sei sposata? «Sapevo che questa tua domanda, prima o poi, sarebbe arrivata- si schermisce- ma non voglio risponderti», risponde decisa. E allora il vostro astutissimo cronista cercando di aggirare l’ostacolo prova a frastornarla con un concetto dotto, quello dell’Oikeiosis del filosofo stoico Zenone di Cizio, che non sarebbe altro che una eccessiva presa di coscienza di se, una sorta di «euarestesis» (che parolona), un’intima visione di autosufficienza, cioè, che concede poche chances ad approcci amorosi men che seri e profondi. «Mi sembra di essere tornata al Liceo, al Quinto Ennio- glissa per tutta risposta- quando il mio professore di matematica, l’indimenticabile Federico Sion, soleva mettere alla prova la mia intelligenza, sfidandomi a capire concetti (matematici) appena accennati…». Proviamo, allora, ad intenerirla con la famiglia, la mamma Lina, la sorella Rossana, guarda caso, proprio insegnante di matematica, e il papà Carmelo, un imprenditore navalmeccanico, scomparso qualche tempo fa. «Il mio papà- si lascia andare- la persona più straordinaria, più allegra, più saggia e più affascinante della mia parabola esistenziale…». E racconta di come egli, il suo papà, sia stato anche il titolare di un’azienda di carpenteria meccanica, ma anche di progettazione di parti di sommergibili, all’interno dell’Arsenale, con una cinquantina di operai che ha sempre considerato come figli.

Le risparmio, a lei che negli ultimi anni ha vissuto sempre a Roma e che, ora si trova a Taranto “a supporto”, la banalità di domande sui suoi pensieri di questa sua città e del calderone politico che la agita, quasi un limaccioso terzo mare, che non ha i tramonti color porpora di Mar Grande e le sinuose bellezze di Mar Piccolo. «Taranto è il mio amore, la mia passione, ma anche i miei tormenti», si sfoga. E deve essere stato un tormento per Stefania Fornaro, averle fatto fallire il progetto di una interazione del Liceo Musicale Paisiello, con l’accademia pianistica Vassura-Baroncini di Imola, in un’ottica di rilancio davvero internazionale. La nostra eroina non lo dice, ma le colpe di questo fallimento vanno ricercate proprio all’interno del Paisiello e in seno all’assessorato competente della scorsa Amministrazione Municipale, quando sembrava proprio che il suo lavoro disinteressato e la sua determinazione stessero per sortire l’effetto voluto. A consolazione di Stefania per i suoi tormenti, i bellissimi versi del poeta lusitano Fernando Pessoa dedicati al padre, «la morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto, se ascolto sento i tuoi passi esistere, come io esisto. La terra è fatta di cielo…».

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