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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:21

i nodi dell'acciaio

D'Alema e Cofferati sbarrano
la strada a Mittal sull'Ilva

L'ex premier: niente accordo senza diritti e col risanamento diluito L'ex capo della Cgil: mai visto tanto cinismo difronte alle persone

D'Alema e Cofferati sbarrano la strada a Mittal sull'Ilva

LEO SPALLUTO

L’aula consiliare della Provincia è gremita, una parte della sinistra si compatta attorno a Massimo D’Alema e Sergio Cofferati. Il primo è stato presidente del Consiglio, il secondo segretario generale della Cgil. Sinistra Italiana e Articolo Uno-Mdp si ritrovano attorno allo stesso tavolo per la prima iniziativa unitaria in terra di Puglia. «Lavoro e salute a Taranto: diritti dei lavoratori sulle bonifiche, stop ai licenziamenti e investimenti per l’ambientalizzazione» è il tema della serata. Prima dei «big» intervengono il coordinatore provinciale di Mdp, Massimo Serio, il consigliere regionale di Si, Mino Borraccino, la parlamentare di Si, Donatella Duranti, il segretario regionale del partito, Nico Bavaro. Presente anche il capogruppo regionale di Mdp, Ernesto Abaterusso. C’è spazio per il confronto con i sindacati, con gli interventi di Pietro Pallini, responsabile Ilva della Uilm, Francesco Rizzo, coordinatore provinciale Usb, e Francesco Brigati, segretario Fiom per l’Ilva.

Poi arriva il momento di Cofferati, europarlamentare di Sinistra Italiana. La prima accusa riguarda il Governo. «Nella mia vita - ricorda - ho gestito tante crisi aziendali pesanti. Ma non avevo mai visto tanto cinismo nell’affrontare i problemi di migliaia di persone. Nella questione Ilva non c’è niente di casuale: a Taranto e Genova si sta consumando un esperimento di carattere nazionale». Il secondo affondo è per il ministro Calenda: «Nel giorno della trattativa - prosegue Cofferati - ha avuto un soprassalto e ha annullato l’incontro: sono rimasti sorpresi dalla reazione dei sindacati. Erano convinti che i lavoratori non avrebbero protestato prima del vertice».

Cofferati lancia un monito: «Stanno cercando di mettere in discussione i diritti individuali ma anche la contrattazione collettiva. E l’ambiente è posto in subordine. Non si può far passare una linea simile: Taranto e Genova devono combattere insieme».

D’Alema rincara la dose: «Dire che la crisi è finita è pura favolistica, la realtà è molto diversa. Per questo stiamo creando una grande forza politica autenticamente progressista radicata nei valori della sinistra italiana. Dobbiamo riempire il vuoto lasciato dal Pd che ha perso la propria identità».

Chiara la posizione sull’Ilva: «Un accordo che non garantisca - sottolinea - occupazione, salario e diritti, che inserisca il Jobs Act e rallenti il risanamento ambientale è inaccettabile. Punto e basta. Il Governo ha recitato due parti della stessa commedia: prima ha incaricato Cassa Depositi e Prestiti di costruire una proposta alternativa a Mittal. Poi, da giudice, ha bocciato se stesso privilegiando Am Investco». D’Alema solleva un dubbio: «E’ stato un modo per costruire una finta gara, cedere ad un gruppo straniero e favorire il gruppo Marcegaglia, che è il maggiore debitore dell’Ilva. Taranto - conclude - è una vertenza nazionale: la dirigenza nazionale della sinistra che si riorganizza assicura il proprio impegno in questa battaglia».

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