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Sabato 26 Maggio 2018 | 04:32

Il piano ArcelorMittal-Marcegaglia: 4mila esuberi, 10mila restano col jobs act

Ilva, oggi lo sciopero di 24 ore
con presidi e assemblee

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

TARANTO - Presidi di lavoratori e sindacati davanti alle portinerie A, D, Tubifici e imprese dello stabilimento Ilva di Taranto. Le iniziative in concomitanza con lo sciopero di 24 ore, cominciato alle ore 7 di lunedì, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb nel giorno del vertice al ministero dello Sviluppo economico in cui sarà discusso il piano dell'acquirente Am Investco (controllata dal gruppo franco-indiano ArcelorMittal), che ha confermato i 4 mila esuberi programmati (3.300 solo nel capoluogo ionico).

Il governo ha garantito che non lascerà nessuno senza tutele, ma per i sindacati si parte da una base di confronto inaccettabile. A preoccupare sono soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Investco. Innanzitutto, fanno rilevare Fim, Fiom, Uilm e Usb, perderanno le garanzia dell'art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Inoltre, così come evidenziato nel piano, non ci sarà alcuna "continuità rispetto al rapporto di lavoro" precedente "neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità". Ora toccherà ai sindacati trattare per riuscire a mantenere i livelli retributivi.

MINISTRO: PROPOSTA IRRICEVIBILE - «La proposta dell’azienda su salario ed inquadramento dei lavoratori è irricevibile». E’ quanto scrive sul suo profilo twitter il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. «Tavolo aggiornato», scrive dopo lo stop dell’incontro su Ilva al Ministero da lui guidato.

«Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti». Così il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, ai giornalisti che gli chiedevano come mai il tavolo Ilva fosse durato così poco.

IL SINDACO: ANCHE NOI AL TAVOLO PRESSO IL MINISTERO - «Il Comune di Taranto sostiene la protesta sindacale e chiede di partecipare ai tavoli presso il Ministero dello Sviluppo Economico». Lo afferma in una nota il sindaco, Rinaldo Melucci, alla vigilia dello sciopero nello stabilimento Ilva dopo l’annuncio del piano dell’acquirente Am InvestCo, che ha confermato i 4mila esuberi programmati.

Secondo il primo cittadino non trovano ancora «spazio appropriato le voci della comunità e del Comune di Taranto, soggetti inspiegabilmente assenti dai tavoli del Mise e ancora in gran parte tenuti all’oscuro del vero piano industriale, che peserà sul futuro di tutti noi, in un modo o nell’altro».

Melucci richiama due nodi che reputa «fondamentali: primo, gli esuberi, peraltro annunciati, ma intorno alla gestione dei quali c'è ancora troppa nebbia, e la notizia sull'applicazione del Jobs Act per gli addetti restanti non contribuisce a tranquillizzare le trattative; secondo, le stesse modalità di trasferimento dei complessi aziendali ad Am Investo Italy. Non è con l’azzeramento dei diritti acquisiti nel tempo dai lavoratori o con generiche rassicurazioni - conclude il sindaco - a mezzo stampa, nemmeno escludendo le istituzioni locali che si raggiungerà il successo di una operazione così complessa. Tutte riflessioni rivolte al ministro Calenda».

MINISTRO PINOTTI: PIANO TRATTABILE -  «Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori e non certo dall’altra parte». Lo dice, secondo quanto riportato da Repubblica, Stampa e Secolo XIX, il ministro della Difesa Roberta Pinotti.
«Ne ho parlato con il ministro Calenda - ha detto ancora Pinotti, ricordando che oggi si apre il tavolo al Mise - e anche con il viceministro Bellanova e il ministro invita tutti a un confronto schietto e democratico. So che nel mondo sindacale ci sono posizioni differenti - ha detto il ministro riferendosi alla assenza della Fiom genovese - ma è importante ribadire quello che mi ha detto Calenda e cioè che siamo interessati a far rispettare all’azienda tutto quello che è stato sottoscritto. I sindacati dovranno essere coinvolti nelle scelte. E noi vogliamo lavorare per diminuire il numero degli esuberi e per rivedere le condizioni che possono essere peggiorative dal punto di vista dei lavoratori».

SINDACATI: RESPINGIAMO PROPOSTE INDECENTI - «Gli operai dell’Ilva oggi scioperano per difendere i loro diritti e quelli di tutta la città di Taranto: salute, ambiente, lavoro e salario. Rispediamo al mittente le proposte indecenti di Mittal, noi non siamo schiavi e non ci stiamo più». Così Piero Vernile, operaio Ilva e Rsu della Uilm, ha commentato la mobilitazione dei lavoratori del Siderurgico durante il presidio davanti allo stabilimento in concomitanza con il vertice al Mise. «Lavoratori e cittadini - ha aggiunto - hanno già dato e pagato a caro prezzo. Ora pretendiamo che il governo dia a noi e garantisca il nostro futuro, quello dei cittadini di Taranto e dei suoi ammalati».
Il segretario territoriale della Fim Cisl Valerio D’Alò ha evidenziato «l'altissima adesione allo sciopero. Avevamo ragione noi, non sono le comandate - ha spiegato - a far produrre una fabbrica». Per Giovanni D’Arcangelo, della segreteria Cgil di Taranto, «quello di ArcelorMittal è un piano inaccettabile. Non è possibile continuare a ragionare su questi basi. Noi chiediamo di rivedere il piano dal punto di vista industriale e ambientale perché questi atti sono provocazioni, a cominciare dall’idea di utilizzare il Jobs Act, che in nessun modo accetteremo. Poi chiediamo a tutti i lavoratori, alla città, di ritrovarsi, di cercare di compattarsi, di trovare un’idea di pensiero - ha concluso D’Arcangelo - che possa portare questa città a salvaguardare i posti di lavoro e tutelare il diritto alla salute e alla vita».

ARCELOR MITTAL: VOLEVAMO INIZIARE TRATTATIVA - «Oggi il nostro obiettivo era quello di fare un primo passo verso il raggiungimento di un accordo accettabile per tutti gli interessati». Così Arcelor Mittal che si dice in una nota «contrariata» per non aver «potuto iniziare la trattativa con i sindacati». «Comprendiamo l’importanza dei livelli occupazionali e infatti abbiamo aumentato il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria. Tuttavia - aggiunge - non abbiamo fatto alcuna ulteriore promessa. Il resto sarà oggetto della negoziazione sindacale».

Il raggiungimento di un accordo con i sindacati di Ilva in un tempo ragionevole è importante affinché, una volta chiusa la transazione, possiamo iniziare a mettere in atto i nostri piani di investimenti», continua la cordata. «Gli investimenti che ci siamo impegnati a fare sono cruciali per migliorare la competitività di Ilva. Di conseguenza, è vitale che l’implementazione del nostro piano non venga ritardata» aggiunge la società.

«Venerdì - ricorda Arcelor Mittal - abbiamo firmato congiuntamente con i Commissari Straordinari di Ilva la notifica formale ai sindacati nel quale è stato ribadito il nostro impegno ad assumere 10.000 persone nella nuova Ilva, in linea con la nostra offerta vincolante e con il contratto di locazione e acquisto firmato con i Commissari Straordinari di Ilva a giugno».
«Oggi - assicura ArceloMittal - siamo arrivati al Ministero dello Sviluppo Economico, con una delegazione formata da importanti senior manager, pronti a iniziare in buona fede i negoziati con i sindacati di Ilva».

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