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Ilva, la truffa dei pezzi di ricambio
domani parte il processo d'appello

Ilva, la truffa dei pezzi di ricambio domani parte il processo d'appello

Prenderà il via domani, il processo d’appello nei confronti delle persone condannate al termine del giudizio di primo grado sulla truffa ai danni dell’Ilva per materiale di ricambio utilizzati nello stabilimento e pagato anche 10 volte di più del loro reale valore di mercato. Al termine del processo dinanzi al tribunale di Taranto erano 32 le condanne, 6 le assoluzioni e per 10 imputati era stato sancito il «non luogo a procedere per intervenuta prescrizione». Le indagini partite nel 2009 da un esposto presentato dallo stesso Gruppo Riva e poi integrato da una querela firmata personalmente da Fabio Riva, all’epoca vicepresidente di Riva Fire, ha portato alla luce l’ipotesi di truffa sulle forniture subita dall’Ilva tra il 2008 e il 2010. Nell’esposto furono fatti alcuni esempi, molto eloquenti, circa le modalità della truffa, compiuta attraverso i sovrapprezzi praticati in forniture elettromeccaniche oppure nell’acquisto di materiale contraffatto, prodotto con un marchio falso o, infine, semplicemente con la consegna alla società dei Riva di un tipo diverso rispetto a quello ordinato, ovviamente a un valore notevolmente inferiore.

La truffa avrebbe avuto come protagonisti numerosi dipendenti dell’Ilva, giacché la procedura per gli acquisti è guidata dall’ufficio che ha sede a Milano, ma ha diversi addentellati nello stabilimento di Taranto, partendo dagli addetti al magazzino e salendo nella scala gerarchica. L’associazione a delinquere finalizzata alla truffa sarebbe stata promossa dal grottagliese Antonio De Amicis, titolare dell’azienda Sfira, destinatario della condanna più alta a 5 anni di reclusione, e agevolata dai dipendenti Ilva dislocati nelle diverse sedi della società.[F.Ca.]

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